Petrolio, trivellazioni nell’Artico: gravi rischi per i ghiacci

Teme “gravi rischi per i ghiacci e per l’ambiente polare” dalle trivellazioni per la ricerca del petrolio in Artico il direttore del Dipartimento Terra e Ambiente del Cnr, Enrico Brugnoli, che, raggiunto telefonicamente dall’Adnkronos nella base del Consiglio nazionale delle ricerche ‘Dirigibile Italia’ di Ny-Alesund, nelle isole Svalbard, nel Circolo polare artico, commenta cosi’ la notizia dell’accordo tra il gigante petrolifero russo Rosneft e il colosso americano Exxon che apre lla ricerca di nuovi giacimenti di petrolio anche al Polo Nord. §
Gia’ il particolato e’ causa dello scioglimento dei ghiacci artici, figuriamoci quali danni potrebbero avvenire da sversamenti di petrolio” afferma lo scienziato del Cnr. “Comprendo pienamente l’esigenza di approvviggionamento energetico ma -aggiunge Brugnolile trivellazioni, che rappresentano interessi economici e politici, possono rappresentare anche un pericolo forte per quest’area“. “Qui -sottolinea lo scienziato italiano- ci sono iceberg importanti, l’Artico, i ghiacci polari sono una grande risorsa d’acqua per il pianeta. Non e’ la stessa cosa trivellare in Artico rispetto alle attivita’ petrolifere fatte in oceano aperto o in Adriatico“.

Si sa che qui nell’Artico -continua Brugnolipossono esserci riserve petrolifere importanti ma le piattaforme e le attivita’ petrolifere vanno fatte in estrema sicurezza, nella piena tutela dell’ambiente, e le ultime sciagure lasciano pensare sulla sicurezza delle tecnologie attuali“. “I Poli -ricorda Brugnolisono la cartina al tornasole dei cambiamenti climatici, noi siamo qui per studiare come evitare lo scioglimento dei ghiacci, come tutelare questi ambienti“. “Il Cnr -afferma ancora Brugnolie’ qui in Artico per finalita’ di ricerca scientifica e tenere alta la presenza italiana nel Consiglio Artico come membro. I ghiacci si sciolgono e aprono cosi’ nuovi interessi sul fronte dei trasporti e sul fronte energetico“.

I ghiacci -ribadisce lo scienziato del Cnr- si stanno sciogliendo e su questo non c’e’ dubbio. Ora tutta la comunita’ internazionale, tranne gli Usa, sta studiando questi fenomeni e le loro conseguenze per la vita sulla Terra“. Brugnoli riferisce quindi la recente “installazione di una nuova torre italiana di ricerca in Artico“. “Ci sono 20 Paesi presenti in quest’area e l’Italia -continua ancora- ha forti rapporti con Norvegia, Corea, Inghilterra e Francia” nel campo della ricerca scientifica“. “Va bene la ricerca petrolifera ma -sottolinea ancora- va tutelato l’ambiente“.

Proprio oggi l’Ambasciatore italiano in Norvegia, Antonio Bandini, e’ in visita presso la base del Consiglio nazionale delle ricerche nelle isole Svalbard, nel Circolo polare artico. Una visita voluta per ribadire che per l’Italia, ha detto Bandini, “e’ essenziale essere presenti nell’Artico nel momento in cui il grande Nord e’ al centro dell’attenzione politica internazionale su temi fondamentali quali i trasporti marittimi, la tutela ambientale, lo sfruttamento delle risorse energetiche“. E, “in conseguenza dei rapidi cambiamenti climatici e ambientali, -conclude Brugnolila necessita’ di studiare in particolare il sistema Artico con un approccio integrato multidisciplinare e’ sempre piu’ stringente“.