A poche ore dalla legge per il verde urbano, il Governo ha realizzato un altro provvedimento ambientalista, che ha reso felice anche Legambiente, un’organizzazione non certo vicina a Berlusconi & company.
Il Consiglio dei Ministri, infatti, ha confermato la messa al bando dei sacchetti di plastica usa e getta non biodegradabili, che sono responsabili di gravi forme di inquinamento ambientale e marino e che sono non commerciabili nel nostro paese dal 1 gennaio di quest’anno. Lo comunica in una nota il ministero dell’Ambiente. La normativa approvata ”definisce meglio la portata del divieto, chiarisce i riferimenti normativi europei per la biodegradabilita’ dei materiali, ed e’ stata correttamente notificata all’Ue che la sta valutando”.
Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestiacomo, ha spiegato che ”gli italiani hanno dato prova in questi mesi di una straordinaria maturita’ ambientale, accettando di buon grado il divieto dei sacchetti usa e getta e utilizzando le buste biodegradabili o borse della spesa riutilizzabili. Siamo i primi in Europa ad aver messo ‘fuori legge’ gli shopper inquinanti, con un provvedimento che suscitato molti consensi ed ha aperto la strada ad un ripensamento in sede UE sull’argomento. Adesso dobbiamo andare avanti promuovendo, come stiamo facendo, la produzione di bio-plastiche che sono parte essenziale di quella filiera della nuova chimica, capace di aiutare l’ambiente e non piu’ di danneggiarlo”.
Per Legambiente si tratta di “un’ottima notizia a cui si aggiunge l’aspetto positivo di aver introdotto modifiche per rafforzare una normativa che e’ gia’ un fiore all’occhiello per l’Italia, un provvedimento salva ambiente davvero all’avanguardia”. Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, ha aggiunto che “il chiarimento per mettere al bando anche i sacchetti tradizionali con additivi chimici che sono inquinanti quanto i sacchetti messi al bando dal 1 gennaio scorso e che hanno invaso il mercato del piccolo commercio in tutta Italia, e’ poi fondamentale, mantenedo come discrimine l’uso di materiale biodegradabile e compostabile secondo la normativa EN 13432 e uno spessore che non superi i 100 micron”.
Plaude alla conferma della messa al bando dei sacchetti di plastica non bio decisa dal Cdm, anche la Federcoopesca-Confcooperative sottolineando a colloquio con l’Ansa che ”tali misure sono importanti per la tutela ambientale che hanno ricadute dirette sulla buona salute dell’ecosistema marino”. ”Le tracce che lasciamo lungo le nostre spiagge e nei nostri mari sono difficile da cancellare”, evidenzia l’associazione che ricorda i tempi medi di degrado nelle acque marine di alcuni tra i materiali piu’ comuni: bottiglie di vetro: indeterminato; bottiglie di plastica: 1000 anni; carte telefoniche: 1000 anni; polistirolo: da 100 a 1000 anni; accendino di plastica: da 100 a 1.000 anni; lattine di alluminio: 500 anni; tessuto sintetico: 500 anni; assorbenti e pannolini:200 anni; prodotti di nylon: da 30 a 40 anni; cotton-fioc: da 20 a 30 anni; buste di plastica: da 10 a 20 anni; mozzicone di sigaretta: da 1 a 5 anni; gomma da masticare: 5 anni; buccia di banana: 2 anni; stoffa e lana: da 8 a 10 mesi; rivista di carta patinata: da 8 a 10 mesi; fiammifero: 6 mesi; torsolo di mela: da 3 mesi a 6 mesi; fazzolettino di carta: 3 mesi; sigaretta senza filtro: 3 mesi; quotidiano: 6 settimane; buccia di frutta: 1 mese.
