Uragano Irene su New York: la testimonianza di Gay Talese

“Certo che ho paura. E la combatto come tutti alle prese con le piccole incombenze. Faccio le provviste. Recupero la mia macchina per scrivere”. Lo afferma, in un’intervista alla ‘Repubblica’, lo scrittore italo-americano Gay Talese che in vista dell’arrivo dell’uragano Irene, scrive il quotidiano, “corre nello scantinato che ha trasformato in studio per salvare la sua macchina per scrivere elettrica”. “Devo consegnare una lunga intervista a Tony Bennett e non posso rischiare il blackout – dice – c’e’ una deadline da rispettare”. “Qui siamo al sicuro – afferma Gay Talese – abito nell’Upper EastSide. Di la’ c’e’ ParkAvenue. Zona sicura. Ma in altre parti della citta’ la situazione e’ davvero pericolosa. C’e’ un’amica che lavora alle Nazioni Unite e ha casa da quelle parti: proprio sull’East River. Come fa? Le abbiamo aperto casa: viene a passare la notte da noi”. L’acqua gli fa paura da sempre, racconta lo scrittore, che ha gia’ visto una volta un’uragano: “proprio nella mia Ocean City. Avro’ avuto 9 o 10 anni. L’Oceano si riverso’ in citta’. E l’acqua che risaliva fino all’interno. Avevamo una casa a due piani. Sotto era la bottega di papa’: faceva il sarto. Sopra abitavamo noi. Che disastro”. “Mi rivedo guardare incredulo le mie strade allagate – continua – Poi guardavo il mare e non capivo”. “Io sono calabrese – conclude – I miei venivano dalla Calabria: un paese sui monti chiamato Maida. E i calabresi hanno paura del mare. Sono spaventati dall’acqua. E’ dal tempo dei Greci. Per loro l’acqua voleva dire invasione”.