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Usa in ansia per l’uragano Irene: paura di devastazioni epocali. Pronti piani di evacuazione per milioni di americani
URAGANO IRENE = nella nostra home page lo Speciale sull’Uragano con tutti gli aggiornamenti, le mappe, i radar, il nowcasting e le foto in diretta dagli Stati Uniti d’America grazie ai nostri corrispondenti sul posto.
Già piove su Washington e New York, per una perturbazione proveniente dal Canada centrale: Irene, infatti, è ancora lontano. L’uragano sta colpendo le Bahamas con venti a 200km/h e piogge torrenziali, provocando allagamenti e danni specie lungo le coste per le violente mareggiate, dopo aver devastato buona parte del mar dei Caraibi provocando anche delle vittime (quelle accertate sono due ad Haiti e una a Porto Rico).
L’uragano avanza verso nord/ovest e raggiungerà il suo picco proprio lungo l’east coast, tra New Jersey e Virginia, dove gli abitanti delle zone litoranee sanno già di dover andar via. Irene arriverà nel weekend, tra sabato e domenica, quando dovrebbe verificarsi il landfall tra North e South Carolina, con l’uragano ancora di terza categoria, quindi molto violento. Dopotutto le mappe di previsione di Gfs (in coda all’articolo) sono eloquenti: venti tempestosi e piogge torrenziali risaliranno dalla Carolina del Sud fino al Canada, da sabato a lunedì. Ed è grande la paura di devastazioni epocali, anche perchè quest’area non è abituata ad eventi simili. Qui gli uragani arrivano molto raramente, e dopo la catastrofe di Katrina adesso gli Usa potrebbero viverne un’altra molto simile.
Lo avevamo scritto già tre giorni fa, quando di Irene non parlava nessuno: è una tempesta che rischia di devastare gli Usa. Molte citta’ della costa orientale si preparano al peggio, comprese Washington e New York. Ma proprio nella capitale federale ed in quella finanziaria degli States montano le polemiche per i limiti mostrati dai piani di evacuazione nel giorno del terremoto. E sotto accusa sono finiti i due sindaci, Vincent Gray e Michael Bloomberg. La scossa sismica di martedì, infatti, ha messo in crisi la macchina organizzativa progettata in caso di disastri o attentati terroristici, provocando un fuggi-fuggi generale da abitazioni e uffici col risultato del caos piu’ totale. In molti a Washington hanno parlato di un vero e proprio ”pandemonio”, con la zona di downtown, quella in cui si trova la maggior parte degli uffici pubblici e privati, completamente paralizzata. E se quella del personale della Casa Bianca, del Pentagono o di Capitol Hill (la sede del Congresso) e’ stata una fuga ordinata, grazie ai piani di evacuazione interni, per migliaia di persone – anche a New York – e’ stato un riversarsi in massa per le strade, senza alcuna direttiva e senza alcuna possibilita’ di allontanarsi velocemente dal pericolo, come il crollo di cornicioni dai palazzi o di vetri dai grattacieli. Eppure le amministrazioni di Washington e New York nel 2006 erano gia’ state invitate dal governo federale ad adeguare e rendere piu’ efficienti i loro piani di evacuazione in caso di emergenze o disastri. Cosa necessaria soprattutto in due delle citta’ piu’ a rischio attentati del pianeta.
”Le persone hanno la tendenza di fronte a certe situazioni a fuggire invece di restare dove sono, che spesso e’ la soluzione migliore”, si difende il sindaco della capitale Gray, sottolineando come il piano rimesso a punto nel 2008 a Washington prevede piu’ la predisposizione di rifugi che una vera e propria evacuazione dai palazzi. Ma evidentemente la cosa ancora non funziona. Anche a New York – ”ci si sta preparando al peggio”, ha detto il sindaco Bloomberg – i piani anti-uragano prevedono soprattutto l’allestimento di rifugi e il rafforzamento delle infrastrutture che portano la corrente elettrica negli ospedali e nelle principali agenzie di pronto intervento. Ma e’ chiaro che ora – dopo la debacle della macchina organizzativa nel giorno del terremoto – l’arrivo di Irene a Washington e nella Grande Mela mette molta piu’ paura.