
Il Tambora aveva iniziato a mostrare segni di risveglio già lo scorso Aprile. All’inizio di Agosto, poi, aveva fatto fuoriuscire una spessa colonna di fumo bianco alta circa 2000 metri. L’attività sismica è cresciuta significativamente durante il mese di Settembre, con una media di 12-16 terremoti al giorno nella caldera del vulcano, che arriva oggi a 2.722 metri di altitudine dopo che nei secoli scorsi aveva raggiunto i 4.300 metri di elevazione dal livello del mare, prima della disastrosa eruzione del 1815 che ne ha notevolmente ridotto l’altezza.
L’eruzione, verificatasi il 10 Aprile 1815, uccise circa 90 mila persone ed è stata una delle più devastanti della storia dell’umanità. Circa 11mila persone vennero uccise direttamente dall’eruzione, mentre oltre 75mila morirono a causa delle ripercussioni legate all’evento, i più per fame e malattie, dato che l’eruzione diede uno stop significativo all’agricoltura, a causa delle ceneri.
Per quell’eruzione, il Tambora s’è conquistato il 2° posto mondiale sull’indice di esplosività vulcanica (VEI) pari a 7, secondo solo a quella di Hatepe in Nuova Zelanda che nel 180 a.C. diede vita a un’eruzione ancor più forte.
L’eruzione del 1815 è molto famosa soprattutto perchè le ceneri del Tabora rimasero intrappolati nell’atmosfera per molti anni provocando un grande sconvolgimento climatico, facendo così diminuire significativamente la quantità di radiazione solare che abitualmente colpisce il suolo della Terra e abbassando le temperature. Il 1816, infatti, è ricordato come “l’anno senza estate“.