
Till Wagner, scienziato del Polar Ocean Physics Group dell’Universita’ di Cambridge, in viaggio sull’Arctic Sunrise, aggiunge: ”Cio’ che stiamo osservando e’ uno sconcertante ritrarsi dei ghiacci”. La velocita’ e l’ordine di grandezza di questa contrazione, rileva Wagner, ”non possono essere spiegati dall’eventualita’ di condizioni meteorologiche estreme o da altre teorie del genere. Si tratta di una conseguenza diretta dell’innalzamento globale delle temperature, che determina un riscaldamento dell’aria e degli oceani”. Il precedente record di riduzione dell’area ghiacciata nell’Artico, nel 2007, coincideva con un periodo di forti anomalie climatiche. L’enorme perdita di ghiaccio registrata quest’anno, con condizioni climatiche meno estreme, ci indica che la banchisa e’ sottile e deteriorata e che i mari ghiacciati dell’Artico andranno incontro a diminuzione nel lungo periodo. Lo spessore dei ghiacci e’ un elemento chiave per misurare l’impatto dei cambiamenti climatici nell’Artico e la tenuta complessiva della calotta, perche’ i ghiacci piu’ antichi crescono in spessore in diverse stagioni contribuendo all’aggregazione della calotta, mentre quelli piu’ sottili – che stanno prendendo il posto dei primi – tendono a essere meno compatti e a sciogliersi con piu’ facilita’ durante l’estate.