La ricerca dei pianeti extrasolari è un argomento molto attuale in questo periodo per l’astronomia. Tempo fa ci chiedevamo se potessero esistere pianeti oltre il nostro sistema solare, ed oggi ne abbiamo scoperti circa 700. Un numero in continua crescita in virtù delle sempre più sofisticate e raffinate tecniche di osservazione. Il prof. Alessandro Krivov e il suo team di astronomi dell’Università Friedrich Schiller di Jena (Germania), hanno appena fatto una scoperta notevole: gli scienziati dell’Istituto Astrofisico sono stati in grado di stabilire la prova dei cosiddetti dischi di detriti attorno a due stelle. I dischi di detriti sono i resti della formazione dei pianeti. “Siamo di fronte ad enormi accumuli di blocchi di materia che creano polvere quando si scontrano,” dice Alexander Krivov. Questa polvere è di massima importanza per gli astronomi, perché li aiuta a trarre conclusioni circa la formazione dei pianeti. Ci sono anche due dischi di detriti nel nostro sistema solare, la fascia degli asteroidi e la cintura di Kuiper, tra i quali fa parte anche il pianeta nano Plutone. Ciò che rende la scoperta così speciale è la distanza enorme che ci separa da questi oggetti. “Queste stelle si trovano a centinaia di anni luce di distanza dalla Terra“, secondo lo scienziato. La particolare attenzione è su TrES-2 nella costellazione del Drago e XO-5 nella costellazione della Lince. L’unica tecnica capace di rilevare pianeti orbitanti attorno a queste stelle è quella del transito. Il principio è sostanzialmente semplice: il cielo notturno è fotografato ad intervalli regolari; uno speciale software controlla la luminosità delle stelle sulle immagini ottenute. Se, ad intervalli regolari, ci sono differenze di luminosità, è probabile che un pianeta transiti tra la stella e suoi osservatori. Gli astronomi sono riusciti ad individuare le prove dell’esistenza di polvere stellare attraverso l’analisi fotometrica. Krivov aggiunge: “la polvere è riscaldata dalla stella e irradia calore. Se ci accorgiamo che la curva di radiazione è al di sopra della curva di radiazione della stella presa come riferimento, è un chiaro segno dell’esistenza di polvere stellare“. Queste ossservazioni, all’apparenza semplici, sono però realmente raffigurate attraverso un esempio dello stesso professore: “è come se si rilevasse un gelato raffreddato fino a -130°C con un rilevatore di calore ad una distanza di 5000 Km da Jena”. Gli scienziati del team si sono concentrati in particolare su 100 stelle con pianeti extrasolari in transito. Tra queste, 52 hanno avuto successo grazie al telescopio spaziale WISE.
Astronomia: scoperti i resti della formazione dei pianeti extrasolari

Credit: WISE