Il governo cinese ha ordinato un’ inchiesta sulla fuga di petrolio da una piattaforma della Conoco-Phillips che ha gravemente inquinato la baia di Bohai, nel nordest della Cina. In un comunicato pubblicato sul suo sito web il Consiglio di Stato, cioe’ il consiglio dei ministri della Cina, afferma che le cause dell’ incidente devono essere ”completamente identificate”. L’ inchiesta dovra’ anche ”identificare i danni e le perdite causate dall’ incidente e individuare chi deve essere ritenuto responsabile per salvaguardare i diritti legittimi e gli interessi di tutti coloro che sono stati danneggiati”. Il governo aveva in precedenza ordinato la sospensione delle operazioni della piattaforma petrolifera Penglai 19-3, la piu’ grande della Cina, costruita dalla Conoco-Phillips, che ne ha la gestione, in collaborazione con la statale China National Offshore Oil Corporation. Le autorita’ cinesi hanno accusato la filiale cinese dell’ impresa texana di non aver rispettato la scadenza del 31 agosto per ripulire la baia dalla macchia di petrolio. In un comunicato, il presidente e amministratore delegato della compagnia, James J. Mulva ha presentato le scuse alla Cina, affermando che la Conoco ‘‘e’ fortemente dispiaciuta per l’ incidente e per i danni che ha provocato al popolo cinese e all’ ambiente”. Mulva ha aggiunto che la compagnia ”vuole lavorare con le autorita’ e la Conoco” per risolvere il problema e ha annunciato la creazione di un fondo speciale per coprire i costi della ripulitura della baia.
