La premier laburista australiana Julia Gillard ha introdotto oggi in parlamento il controverso disegno di legge che istituisce una Carbon Tax sulle emissioni a carico delle 500 compagnie piu’ inquinanti, sulla base di 23 dollari (17 euro) per tonnellata di CO2, in vista di un mercato delle emissioni da meta’ del 2015. L’Australia si aggiungera’ cosi’ all’Unione Europea e alla Nuova Zelanda con un schema nazionale, mentre Usa e Giappone hanno schemi regionali ridotti. Il governo di minoranza, che dipende dal sostegno dei Verdi e di tre indipendenti, ha elaborato la formula grazie ad un compromesso con i Verdi, contro la dura opposizione dei conservatori, che nei sondaggi prevalgono nettamente sul governo, e delle compagnie minerarie, specie di carbone, che minacciano la perdita di migliaia i posti di lavoro e la chiusura di miniere. La nuova tassa rappresenta la struttura portante del piano governativo di ridurre le emissioni, di cui l’Australia e’ fra le prime produttrici pro capite, del 5% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2000, e dell’80% entro il 2050. ”E’ tempo di avviare le azioni necessarie contro il riscaldamento globale. Oggi passiamo dalle parole ai fatti. Sarete dalla parte buona della storia?” ha detto Gillard ai parlamentari nell’introdurre il pacchetto di 18 leggi, che sara’ messo ai voti il 12 ottobre per poi passare al Senato, dove i Verdi detengono i seggi chiave per approvarle.
