Dalla sismologia di stazione alla rete sismica

All’inizio del secolo i sismoscopi erano collocati in stazioni sismiche indipendenti. I dati rilevati venivano comunicati nel migliore dei casi per via telegrafica. Esistevano stazioni di diverso ordine d’importanza, gestite da impiegati, da tecnici o da ricercatori. Oggi i sismometri, evoluzione moderna dei sismoscopi, vengono collocati sul territorio in modo da costituire una rete sismica, cioè un reticolo che copre l’area interessata allo scopo di ottenere informazioni accurate e complete. I dati vengono inviati in tempo reale ai centri di acquisizione, dove vengono elaborati immediatamente per definire l’ubicazione dell’epicentro e le altre caratteristiche del terremoto. In Italia l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) gestisce la rete sismica nazionale, e ha il compito di informare il Dipartimento di Protezione Civile quando si verifica un terremoto di elevata energìa o comunque avvertibile dalla popolazione. L’INGV-sezione di Napoli Osservatorio Vesuviano gestisce le reti sismiche locali del Vesuvio, dei Campi Flegrei, di Ischia e di Stromboli, con lo scopo di sorvegliare queste aree vulcaniche attive. La rete sismica dell’Osservatorio Vesuviano è costituita da stazioni di rilevamento che trasmettono in tempo reale i dati relativi al centro di monitoraggio e da una rete mobile che, aumentando la densità di stazioni consente degli studi di dettaglio. Negli ultimi decenni il Vesuvio è stato caratterizzato da un’attività sismica di energìa medio-bassa con qualche centinaio di piccoli terremoti registrati all’anno e brevi periodi di più intensa sismicità. Le localizzazioni epi/ipocentrali degli eventi ricadono in un volume di dimensioni molto ridotte: gli epicentri risultano fortemente concentrati nell’area craterica, con profondità ipocentrali che raramente superano i 5 chilometri sotto il livello del mare. Nella prima metà degli anni Ottanta, con l’introduzione di acquisitori digitali ad alta dinamica (rapporto tra segnale più grande e quello più piccolo registrabili) e di sensori a larga banda, capaci cioè di registrare i segnali sismici in un ampio intervallo di frequenze (tipico da 0.2 a 30 Hertz), le reti sismiche hanno notevolmente migliorato la qualità dei dati acquisiti, soprattutto nelle aree vulcaniche dove la dinamica sia in ampiezza che in frequenza dei segnali rilevabili è molto grande. L’INGV-sezione di Napoli Osservatorio Vesuviano gestisce una rete di sismometri, di cui alcuni a larga banda, abbinati ad acquisitori digitali, distribuiti su tutta l’area vulcanica napoletana. La rete sismica di Stromboli è, invece, costituita interamente da stazioni digitali. I sistemi di trasmissione dati, il loro processamento automatico e il controllo a distanza della strumentazione sono stati, inoltre, resi più efficienti grazie alla possibilità fornite dallo sviluppo della rete informatica e di potenti strumenti di calcolo.