L’allarme demografico in Russia si aggrava sensibilmente e il futuro del Paese è nelle mani di un’immigrazione qualificata, secondo il capo del Consiglio di sicurezza Nikolai Patrushev. In base alle stime del Consiglio, la popolazione in età attiva è destinata a diminuire di 10 milioni di unità entro il 2025, segnando la tappa “più difficile” della crisi iniziata vent’anni fa con la caduta dell’Urss. Patrushev ha spiegato che “il Paese entra nel periodo più difficile dal punto di vista della situazione demografica“. “Tra il 2011 e il 2025 il numero di abitanti in età lavorativa diminuirà di almeno dieci milioni di persone. Inoltre abbiamo esaurito tutte le risorse disponibili per sostenere e accrescere l’attività economica dei giovani e delle persone anziane” ha aggiunto, secondo quanto riferisce Interfax. Patrushev ha detto che la Russia deve “attrarre una manodopera altamente qualificata, rappresentanti di quella che si chiama la classe media” dall’estero. Il Cremlino ha commissionato uno studio sul tema, che andrà all’esame del Consiglio di sicurezza, organismo che raggruppa rappresentanti del governo e delle forze armate, incaricato di determinare le linee guida per la sicurezza, economica, politica e militare russe. In base ai dati del recente censimento, la Federazione russa ha 142,9 milioni di abitanti, contro i 148,3 milioni del 1991, anno in cui l’Urss fu dissolta. Nel 2010 la popolazione in età lavorativa contava 75,4 milioni. Rosstat prevede che tra vent’anni la popolazione russa scenderà a 127 milioni di persone. La Russia è caduta in un circolo vizioso dal punto di vista demografico con l’implosione dell’Urss: il peggioramento delle condizioni di vita ha comportato un aumento della mortalità, accompagnato da un calo della natalità. Perciò il calo delle persone in età fertile accelererà nel corso di questo decennnio e del prossimo, senza essere compensato dal miglioramento delle speranze di vita, effettivo ma non ancora sufficiente.
In Russia è allarme demografico
