
La centrale fa parte del piu’ ampio sito nucleare Marcoule, un’istallazione industriale gestita da AREVA e dal CEA. A Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare per le ricerche destinate alla costruzione della bomba atomica francese. A Marcoule il CEA ha messo a punto la filiera dei reattori a grafite-gas con cui inizio’ lo sfruttamento civile dell’energia nucleare in Francia. Infine a Marcoule si trova il reattore nucleare Phe’nix, prototipo di reattore nucleare autofertilizzante della potenza elettrica di 250 MW.
L’impianto e’ vicino al fiume Rodano e alle citta’ di Orange e Avignone. Il dipartimento e’ quello di Gard che ha per capoluogo Nimes.
In base alle notizie divulgate finora dalla Francia, l’incidente nucleare di Marcoule “non dovrebbe portare alcun rischio per il nostro Paese, malgrado il sito sia piuttosto vicino alle nostre frontiere“. Lo assicura Valerio Rossi Albertini, fisico del Cnr, interpellato telefonicamente dall’Agi. “Non sappiamo ancora – spiega – se i tecnici per il rilevamento di fughe radioattive sono sul posto, ma le autorita’ francesi dicono che per ora non risultano fughe. D’altra parte non e’ detto che un incidente vada necessariamente a coinvolgere componenti radioattive, anzi“. In ogni caso, ricorda Albertini, “a Fukushima, che fu un incidente di certo molto piu’ grave di questo, fu disposta l’evacuazione per un raggio di 20-30 chilometri, mentre Marcoule e’ a circa 300 chilometri dai confini italiani, che mi pare una distanza di sicurezza accettabile. Aspettiamo ulteriori dettagli dalle autorita’ francesi, ma per ora mi sembra non si possa parlare di rischi per l’Italia“.
