Incidente nucleare: la centrale di Marcoule era già stata indagata per lacune di sicurezza

Il sito di Marcoule nel sud della Francia, in riva al Rodano e ad appena 40 km da Avignone, è stato uno dei più antichi della storia del nucleare francese, ma oggi è considerato la culla dell’industria del trattamento e delle scorie e dei detriti nucleari. Secondo l’Agenzia per la sicurezza nucleare (Asn) , dal 2000 in questo sito sono stati segnalati una quindicina di incidenti “minori”. Nel 2008 l’Asn aveva sottoposto il centro di trattamento a un regime di ispezioni rafforzate, dopo aver individuato numerose “lacune”, realtive “essenzialmente ad aspetti di organizzazione e cultura della sicurezza”. Christian Tord, vicedirettore dell’agenzia di Marsiglia dell’Asn, ha spiegato che l’agenzia “ha convocato a più riprese i responsabili dell’impianto, quindi c’è stato un piano d’azione preparato dalla società e verificato dall’Asn, e in seguito abbiamo riscontrato che la situazione era nettamente migliorata”. Secondo l’Asn, non vi sarebbe “a priori” “nessun collegamento” fra le “lacune” del 2008 e l’incidente di oggi, che “sembrerebbe puramente tecnico”.Inaugurato nel 1956, quando Parigi cercava di guadagnarsi un posto fra le potenze dell’atomo, Marcoule ospitò fra i primi reattori francesi, che trattarono plutonio per il primo test in Francia, nel 1960.

Nei primi tempi, l’orientamento del sito di Marcoule fu soprattutto militare, con reattori per la produzione di bombe termonucleari, ma fu presto utilizzato anche sul fronte civile. In particolare, il sito ospita il reattore sperimentale Phènix, inattivo dal 2009, e dal 1995, ha prodotto combustibile Mox, che ricicla plutonio ed uranio da armamenti per utilizzarli con finalità civili. Oggi a Marcoule sono presenti quattro installazioni nucleari civili, e sul sito lavorano circa 5000 persone. L’attività principale è gestita dal Commissariato all’energia atomica (Cea) ed è relativa allo sfruttamento del reattore Phènix, che prima della chiusura è stato operativo per 35 anni. Il Cea gestisce anche un laboratorio di ricerca sulle scorie. Le altre due installazioni sono un impianto di produzione del combustibile Mox del gruppo Areva e il centro di trattamento delle scorie, che viene gestito da Edf (Centraco). In quest’ultimo si è prodotta l’esplosione di oggi, che ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre quattro, di cui una in modo grave. L’impianto della Centraco impiega circa 250 persone ed esiste dagli anni ’90.