
Il lago di Maracaibo costituisce una delle maggiori rotte di trasporto verso i porti delle città di Maracaibo, di Cabimas, e del porto di La Ceiba, unito con una corridoio territoriale allo stato Trujillo. Il circondante bacino di Maracaibo contiene anche grandi giacimenti di petrolio (tra questi uno dei più grandi del mondo, il Bolivar Coastal Field, in produzione sin dagli anni trenta e recentemente contenso da grosse società petrolifere statunitensi nonostante il parere negativo del governatore venezuelano Chavez) che rendono il lago uno dei grandi centri economici del Venezuela.La realizzazione di un grande canale di dragaggio nell’alveo marino dell’imboccatura del lago verso il mare dei Caraibi, permette oggi l’accesso al lago alle grosse navi, che altrimenti avrebbero enormi problemi a superare i bassifondi che limitano la profondità a 1-4 metri.Il Ponte General Rafael Urdaneta, lungo più di 8.7 chilometri e completato nel 1962, comunica la sponda orientale con quella occidentale, poco a sud della città di Maracaibo, ed è il terzo ponte a campate multipla più lungo del mondo.Senza questa grossa infrastruttura la laguna di Maracaibo conserverebbe tutt’oggi un ambiente molto selvaggio e incontaminato.
Anche dal punto di vista meteorologico la laguna di Maracaibo, grazie al suo particolare assetto geomorfologico, presenta un fascino notevole.Difatti, trattandosi di un bacino lagunare molto vasto ma chiuso, conserva un potenziale termico/energetico di non poco conto.Sotto il cocente sole tropicale le acque salmastre della laguna tendono a scaldarsi in modo intenso e alquanto repentino.Tanto che in molti tratti le acque presentano temperature prossime o superiori alla soglia dei +31° +32° (se la consideriamo un mare chiuso a tutti gli effetti solo il mar Rosso può fare di meglio).L’intenso calore latente accumulato sopra le sue acque bollenti spesso viene rilasciato all’atmosfera durante le ore serali e notturne, nei momenti di calma orizzontale (assenza di vento nei bassi strati), quando vaste bolle di aria molto calda e umida (molto pesante) risalgono dalla laguna verso la medio-alta troposfera sovrastante, favorendo l’attivazione di forti, tavolta violente, correnti ascensionali (moti convettivi) che agevolano la costruzione di enormi cellule temporalesche tropicali, cariche di fulminazioni, tuoni fragorosi e rovesci davvero intensi, alle volte accompagnati da chicchi di grandine e colpi di vento turbolenti (fino a 100 km/h nelle situazioni estreme) legati ai “Downburst” delle singole celle.Gonfiandosi ulteriormente questi temporali estremi vanno a sconfinare lungo le coste che si affacciano sulla laguna, apportando gravi danni e purtroppo anche delle vittime fra la popolazione del posto, ormai abituata a convivere con questi eventi.In alcune occasioni questi fenomeni temporaleschi, molto sottovalutati dalle autorità locali venezuelane, si sono resi protagonisti di autentiche devastazioni in tutta l’area di Maracaibo, con interi villaggi distrutti, morti, dispersi e decine di barche di pescatori affondate dai fortunali che accompagnano la furia dei temporali.Ciò capita più frequentemente quando si realizza un lieve calo dei geopotenziali in quota (500 hpa) nell’area tropicale associato alla discesa stagionale dell‘ITCZ verso il bacino amazzonico. Se si formerebbero in mare prenderebbero il nome di temporali di mare o cellule temporalesche marittime.Stavolta invece i cumulonembi prendono forma sopra una vasta laguna di acque salmastre che si apre al mar delle Antille solo sul settore settentrionale, attraverso un canale di acque poco profonde.
In questi ultimi giorni le moviole satellitari e i radar centrati sulla parte settentrionale del continente sud-americano hanno più volte evidenziato lo sviluppo e la formazione, specie durante le ore serali e notturne, di grosse celle temporalesche autoctone sopra la laguna di Maracaibo, in grado di dare la stura a fenomeni davvero molto intensi, pur sempre localizzati in una determinata zona dell’ampio bacino lacustre.L’ultima si è formata proprio nella nottata di ieri e si è spostata sulle regioni ad ovest della capitale Caracas, tra la Cordigliera di Merida la parte nord della paludosa regione dei Llanos, dove si sono avute piogge molto intense, prima di diradarsi entro la mattinata odierna.
