L’Etna e’ un vulcano ‘volubile’, dotato di un comportamento eruttivo variabile e difficilmente prevedibile. Lo dimostra uno studio condotto dalle vulcanologhe Sonia Calvari e Letizia Spampinato dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), insieme all’universita’ francese di Clermont-Ferrand e quella delle Hawaii. Lo studio, pubblicato su Journal of Geophysical Research, descrive il comportamento ‘capriccioso’ del vulcano siciliano ricostruendo la quantita’ di lava eruttata negli ultimi 30 anni con l’ausilio delle immagini termiche scattate da satellite.
Dai dati raccolti e’ emerso come l’Etna possa dar vita sia ad eruzioni effusive prolungate e poco frequenti, sia ad eruzioni frequenti ma di breve durata, caratterizzate da un alto indice di esplosivita’. ”La variabilita’ nel numero e nella tipologia dei fattori innescanti le eruzioni fa capire la difficolta’ del prevederle”, commenta Sonia Calvari. Nonostante questa variabilita’, comunque, sembra che i quantitativi di lava eruttata si mantengano costanti nel tempo. ”La scala a cui siamo abituati a osservare i fenomeni fisici esterni e’ quella umana, ma il vulcano agisce su una scala temporale e dimensionale piu’ vasta”, continua Calvari. ”L’Etna affonda le sue radici nel mantello, a una profondita’ di circa 20 chilometri sotto la crosta terrestre: i processi che avvengono a quelle profondita’ hanno dimensioni maggiori di cio’ che osserviamo in superficie, e il loro effetto sulla crosta terrestre ha una durata di migliaia di anni”. Di certo questo studio potra’ aiutare a migliorare la prevenzione dei possibili danni arrecati dal vulcano ai paesi circumetnei.
”Se riconosciamo che le manifestazioni eruttive in oggetto ricadono in un periodo caratterizzato da eruzioni brevi e violente, possiamo focalizzare l’attenzione sul problema causato dalla pioggia di ceneri vulcaniche piuttosto che sul rischio di invasione lavica a bassa quota”, spiega Letizia Spampinato. ”Se invece rileviamo caratteristiche che riconducono a eruzioni effusive di lunga durata – aggiunge – sara’ necessario predisporre il monitoraggio dei campi lavici e le relative simulazioni per valutare lo sviluppo futuro del campo lavico e l’eventualita’ che possano formarsi tunnel di scorrimento lavico e bocche effimere a bassa quota, responsabili di imprevedibili allungamenti dei flussi lavici”.

