L’intensità degli uragani atlantici e il legame con il Monsone di Guinea

L'uragano "Earl" durante il passaggio davanti le Bahamas

Gli uragani che interessano il tratto settentrionale dell’Atlantico tropicale in genere si formano con una certa regolarità, durante il periodo estivo (quando le acque superficiali oceaniche raggiungono i +28° +29°), nella zona ad est delle Piccole Antille, precisamente nel tratto di mare ad est delle isole di Martinica, Barbuda e Trinidad o a nord di Puerto Rico.Numerose formazioni si possono avere anche nel cuore del mare dei Caraibi, a largo delle coste dell’America centrale o poco a nord delle coste settentrionali venezuelane.Rare, ma non impossibili, le formazioni di potenti tropical storm poco ad ovest dell’arcipelago di Capo Verde.Le traiettorie che seguono questi cicloni sono generalmente paraboliche.Dopo essere nati sull’oceano da “tropical waves” (sistemi temporaleschi tropicali privi di moto rotatorio) provenienti dalle coste dell’Africa occidentale le tempeste puntano prima sull’area caraibica, o lungo le Piccole Antille, oppure con una traiettoria più settentrionale che li porta a passare da Puerto Rico, Repubblica Dominicana, Haiti e infine Cuba, prima di una risalita verso nord, con direzione le coste meridionali degli USA.Bisogna però tenere presente che in molte occasioni le traiettorie dei cicloni tropicali atlantici subiscono improvvise modifiche o deviazioni causa l’interazione con le alte catene montuose presenti nell’entroterra di Hispaniola (Cordigliera Centrale) e sul settore più orientale di Cuba (Sierra Maestra).Sovente le perturbazioni che si formano a nord di questa linea montuosa, tra Cuba e Hispaniola, risalgono verso nord-ovest e nord lungo  il bordo sud-occidentale del vasto anticiclone sub-tropicale atlantico , continuando il loro cammino a largo della Florida e delle coste di tutta l’East Coast USA, fino ai confini meridionali canadesi.I cicloni che si formano a sud delle catene montuose di Hispaniola (Repubblica Dominicana ed Haiti) e Cuba avanzano sul mar dei Caraibi e proseguono il loro cammino, qualche volta in linea dritta, sino alla penisola dello Yucatan e sulle coste occidentali del golfo del Messico, con “landfall” altamente probabili fra gli stati del Messico orientale, il Texas e Lousiana (delta del Mississipi).Gli uragani si formano generalmente nei mesi di Giugno, Luglio, Agosto, Settembre e Ottobre, con una massima frequenza durante i mesi di Agosto, Settembre e Ottobre.La frequenza media è di 8-9 uragani o tempeste tropicali all’anno e la velocità media di traslazione è di circa 350 miglia al giorno.Non mancano uragani che possono rimanere semi/stazionari in oceano per 3 o 4 giorni.

Esiste un  legame esiste tra il “Monsone di Guinea” e gli uragani atlantici ?

Recenti studi hanno sostenuto che l’intensità e la frequenza degli uragani atlantici (o caraibici) è fortemente influenzata dall’andamento del “Monsone africano” durante il periodo estivo.Ormai è chiaro che esiste una forte connessione fra il “Monsone di Guinea” e lo sviluppo di sistemi tropicali organizzati lungo il settore settentrionale dell’Atlantico tropicale.In questi ultimi anni si è osservato che il numero di uragani e la loro forza è sensibilmente cresciuta durante le estati caratterizzate da un forte flusso monsonico lungo le coste del golfo di Guinea.Nelle annate in cui il “Monsone africano” si presenta parecchio indebolito il numero e la frequenza delle tempeste diminuisce, fino a toccare dei picchi minimi assoluti.Finora nessuno è stato in grado di spiegare, in maniera chiara e concisa, il complesso meccanismo che regola tale legame, fra il “Monsone di Guinea” e l’intensità dei cicloni tropicali atlantici.Nonostante ciò si può agevolmente supporre che il legame esiste e con molta probabilità il regime e la formazione delle tempeste sull’oceano Atlantico è fortemente influenzato dall’attività convettiva che si instaurà fra l’Africa centrale, golfo di Guinea e Sahel occidentale.Infatti le annate in cui il “Monsone” da S-SO riesce a penetrare fino ai confini meridionali sahariani, con sconfinamenti umidi da Sud in pieno deserto, sono conttradistinti da una forte attività convettiva in tutta l’Africa centro-occidentale.Una maggiore convenzione si traduce in una maggior formazione di grossi MSC o sistemi temporaleschi tropicali che attraversano l’intero continente africano, da est ad ovest, prima di essere espulsi in pieno Atlantico tropicale sotto forma di intensi fronti temporaleschi, meglio noti come “tropical waves”.In passato sono stati osservati dei grossi MSC che si sono formati sopra il bacino pluviale congolese e il golfo di Guinea e sotto la spinta della forte corrente a getto tropicale africana, che spira con grande intensità da est ad ovest nella medio-alta troposfera, hanno attraversato l’intero continente spingendosi lungo le coste dell’Africa occidentale fino all’Atlantico tropicale, con un fronte lungo anche più di un centinaio di chilometri.Qui i grossi sistemi temporaleschi, agganciando le ondulazioni degli Alisei (zone di venti convergenti molto frequenti davanti l’Africa occidentale), si sono ulteriormente intensificati fino a tramutarsi in potenti depressioni tropicali che hanno dato i natali a tempeste tropicali o grandi uragani atlantici sul settore caraibico.
Grossa "tropical waves" in movimento lungo l'Africa centro-occidentale