L'ultima mappa del NOAA evidenzia le forti piogge cadute in tutto il Sahel occidentale a seguito dell'avanzamento dell'ITCZ
Mentre buona parte dei paesi del Corno d’Africa, in particolare la Somalia, continuano ad essere divorati da una delle siccità più terrificanti dell’ultimo secolo, la fascia saheliana occidentale si gode una ottima stagione delle piogge, con quantitativi pluviometrici davvero molto abbondanti.Le abbondanti precipitazioni che da oltre un mese si abbattono sui paesi più occidentali dell’Africa sub-sahariana, tra Ciad, Niger, Mali, Burkina Faso, Mauritania meridionale e Senegal, sono da attribuire al posizionamento piuttosto elevato del “fronte intertropicale” che è riuscito a collocarsi oltre il 20′ di latitudine nord, raggiungendo persino i confini meridionali sahariani.La posizione settentrionale ha presentato dei massimi di elevazione assoluta tra il Niger e il Mali orientale, tanto che per qualche giorno il “fronte intertropicale” è riuscito a lambire l’estremo confine meridionale del deserto algerino, dove si è riscontrata un pò di nuvolosità, per il contributo umido da Sud, che ha dato luogo a qualche sporadica precipitazione tra il deserto malitiano e le regioni più meridionali dell’Algeria.Basti pensare che in alcune zone del deserto malitiano e dell’Algeria meridionale non si vedeva una sola goccia di pioggia da oltre un anno.L’avanzamento del fronte è stato la causa di piogge molto abbondanti e di fenomeni temporaleschi estremamente violenti che fra la fine di Agosto e i primi giorni di Settembre hanno flagellato buona parte del Niger meridionale, nord della Nigeria, Burkina Faso, il Mali meridionale e tutta l’area di Guinea, con accumuli di oltre i 100-150 mm scaricati in pochi giorni.Solo lungo l’Africa orientale si è registrato un vistoso arretramento verso sud dell’“ITCZ”, in particolare sul deserto sudanese, dove l’insorgenza di una sostenuta e secca ventilazione da N-NE, proveniente dal deserto egiziano, ha avuto la meglio sulle correnti d’aria umida dai quadranti meridionali, che si sono arrestate sulla regione del Darfur, lungo la linea di demarcazione del fronte, causando piogge e forti temporali che in alcune aree hanno presentato notevoli surplus pluviometrici, con apporti di oltre i 100-150 mm in pochissimi giorni.
Il rinforzo del Monsone sull'area del golfo di Guinea ha favorito l'avanzamento dell'ITCZ verso nord
Il notevole avanzamento verso nord dell’ITCZ lungo il fronte africano è stato favorito da un temporaneo rinforzo del Monsone di Guinea
Con molta probabilità l’avanzamento verso nord dell’“ITCZ”, tra la fine di Agosto e i primi giorni del mese di Settembre, è stato determinato, come al solito, da un temporaneo rafforzamento del flusso umido sud-occidentale legato all’azione del Monsone di Guinea lungo le coste dell’Africa occidentale.La ventilazione umida marittima da SO infatti dal golfo di Guinea ha invaso l’Africa centrale spingendosi fino ai confini meridionali sahariani, tra Ciad centrale, Niger, Mali e Mauritania centro-meridionale, determinando un notevole incremento dell’attività convettiva su codeste aree, con la formazione di imponenti sistemi multicellulari temporaleschi responsabili delle forti precipitazioni, a tratti anche molto violente, che in queste settimane si abbattono lungo i territori semi/desertici del Sahel occidentale.Da non sottovalutare pure il contributo delle persistenti “tropical waves“, fronti temporaleschi tropicali ben organizzati che si sviluppano sopra l’Africa centrale, e che si spostano dalle coste africane occidentale verso l’oceano Atlantico, favorendo in seguito la formazione e l’incubazione delle continue tempeste tropicali e uragani che si spostano in direzione dell’area caraibica o ad est dell’East Coast statunitensi.Queste perturbazioni temporalesche, spinte verso ovest dall’intenso getto tropicale nella media troposfera, attraversano l’intero continente dando origine a delle ondulazione che vanno sempre più ad ingrandirsi man mano che si procede verso l’Atlantico.Tali ondulazioni possono favorire dei temporanei rinforzi della circolazione umida dai quadranti meridionali che alle volte dal golfo di Guinea riesce a spingersi ben oltre l’area sub-sahariana, innescando la nascita di forti moti convettivi sino alle aree meridionali sahariane, con lo sviluppo di imponenti cellule temporalesche e grossi MSC pronti a evolvere in “tropical waves”, con obiettivo finale le coste occidentali africane e l’Atlantico.Alle volte questo tipo di perturbazioni temporalesche vengono precedute da grandi “Haboob” (tempeste di sabbia) che si scatenano non appena i flussi d’aria umida da S-SO, facente capo al Monsone di Guinea, giungono nei bassi strati, contrastando con l’aria calda e molto secca preesistente nei bassi strati.In questi giorni forti rovesci temporaleschi hanno interessato le regioni più meridionali del Ciad e il Niger centro-meridionale.Particolarmente colpita la capitale del Ciad, N’Djamena, che in pochi giorni ha visto cadere oltre 100 mm d’acqua, quasi tutti scanditi fra rovesci e temporali.Nel vicino Niger la città di Gaya rischia di varcare i 200 mm mensili entro la settimana.Ma in altre aree, fra sud del Niger, Mali meridionale e Burkina Faso, i temporali da inizio Settembre ad oggi hanno scaricato oltre 200-250 mm.Queste piogge fortunatamente porteranno un pò di sollievo alle aride terre saheliane che torneranno a rinverdirsi per l’occasione.L’acqua inoltre servirà ad assicurare un buon andamento dei raccolti su tutta l’area e favorirà un importante sostentamento per le tribu “Tuareg” dedite alla pastorizia, native di questi territori.Per quest’anno le popolazioni del Sahel occidentale non si potranno certo lamentare.Una attenuazione delle precipitazioni si dovrebbe iniziare a registrare tra fine mese e i primi giorni di Ottobre, quando l‘ITCZ arretrerà lentamente verso sud, preludio per la ritirata verso il golfo di Guinea attesa nella prossima stagione autunnale.
Nubi temporalesche minacciose si avvicinano alla spiaggia di Hobyo, lungo le coste somale
Somalia divorata dalla siccità; bisognerà attendere Ottobre per vedere le prime piogge ?
In Somalia, a causa della gravissima siccità di questi mesi, la situazione si fa sempre più critica.Il tutto passa sotto la totale indifferenza dei media internazionali che hanno altro a cui pensare (crisi economica in testa).Ormai mezzo paese pare che si sia interamente svuotato, chi è riuscito a raggiungere i campi profughi allestiti dall’ONU sui confini settentrionali kenioti, dopo una camminata di oltre 200-250 chilometri sul rovente deserto somalo, col rischio di essere divorato da branchi di Iene affamate (quindi particolarmente aggressive), si è salvato.Purtroppo non tutti sono riusciti a raggiungere il grande campo profughi di Dadaab, chi non c’è l’ha fatta è rimasto a patire la fame nella propria terra di origine, nutrendosi con erba secca e carcasse di animali in putrefazione (anche loro stanno pagando caro la penuria d’acqua), in attesa della tanto invocata pioggia.Di certo non è un caso se le regioni più colpite da questa siccità, tramutata in carestia, sono quelle infestate dagli “Shebab”, le note milizie arabe che da anni hanno intrapreso una lunga guerra civile, sotto cospicui finanziamenti da gruppi fondamentalisti della penisola arabica e golfo Persico, con il debole governo provvisorio somalo (riconosciuto dall’ONU), aiutato da reparti degli eserciti regolari di Uganda, Burundi e altri stati africani.Il fine degli “Shebab” è quello di agevolare l’affermazione della Shari?a, la legge coranica rivendicata dalle fazioni più radicali dell’Islam, in tutto il territorio somalo, da Mogadiscio fino ai confini più meridionali, non lontano dal Kenya.Anni di combattimenti e spargimenti di sangue non hanno fatto altro che far finire la Somalia nel baratro con l’intera popolazione.E’ bastata una stagione delle piogge mancata per far scoppiare una delle più gravi carestie mai viste nel Corno d’Africa.Per vedere qualche pioggia lungo il territorio somalo, ormai al collasso, bisognerà attendere il mese di Ottobre che segnerà il graduale indebolimento dell’intenso flusso monsonico da S-SO che da Maggio spazza le aride terre della Somalia.L’arretramento dell’ITCZ verso sud, assieme all’instaurazione di modeste correnti umide provenienti dall’oceano Indiano (tipiche nel periodo di transizione dei monsoni), in genere da Est, dovrebbe in qualche modo incentivare un pò di convenzione, con lo sviluppo di alcune cellule temporalesche che potrebbero dare luogo alle tanto sospirate precipitazioni su un territorio che non vede una goccia di pioggia da oltre un anno.