A 30 mesi dal terremoto, i centri storici del cratere aquilano sono ancora inaccessibili: resiste lo stato di emergenza, “quella sospensione della legislazione condivisa che il territorio aquilano conosce dall’indomani del terremoto“. E’ il tema del reportage di Antonio Di Cecco, che con le sue immagini continua il lavoro di documentazione del territorio aquilano; concentrandosi ora, dopo la fredda e lucidissima analisi delle new town, sui centri storici minori colpiti dal terremoto e dimenticati in maniera ancor piu’ drastica che L’Aquila. Ancora oggi per i cittadini non sono fruibili gli spazi pubblici ne’ le loro vere case; “intere comunita’ rischiano di essere cancellate e con loro la memoria storico-culturale di quei luoghi“. Il lavoro di documentazione di Di Cecco e’ tuttora in corso, un’espressione del desiderio di appartenenza alla sua terra, alla sua cultura, alla sua storia. Nell’ambito di “Fotografia – festival internazionale di Roma”, le foto di Antonio Di Cecco saranno esposte presso l’Istituto centrale del catalogo e della documentazione – ICCD nell’ex chiesa delle Zitelle in via san Michele 18 a partire dal 28 settembre prossimo. La fotografia contemporanea fa cosi’ il suo ingresso nell’Istituto che conserva alcuni tra le piu’ importanti collezioni di fotografia storica in Italia.”Le immagini di Di Cecco gettano luce sui centri storici abbandonati e sulla sorte di individui che hanno subito prima il terremoto e poi la separazione coatta dai propri ormeggi identitari – osserva Laura Moro, direttore dell’ICCD – Una testimonianza attendibile, netta; al tempo stesso un lavoro sul senso della fotografia contemporanea che non rifugge l’impegno. Ne abbiamo parlato in Istituto, ci e’ parsa un’espressione artistica da incoraggiare e da proporre gratuitamente a quanti vorranno venirci a trovare a Trastevere, nei locali del complesso monumentale del San Michele“. Insieme agli scatti di Di Cecco, dal 28 settembre al 21 ottobre, saranno esposte le foto aeree di Iccd-Aerofototeca che documentano il territorio del cratere prima del sisma. L’allestimento della mostra, realizzato a bassissimo costo, contribuisce ad evocare quel senso di ”negazione” che il territorio aquilano esprime oggi: assi da cantiere formano una parete alta, esagonale, come quella delle pervasive opere provvisionali che nascondono e cancellano i monumenti feriti del territorio aquilano.
