Mentre l’East Coast continua a fare la conta delle vittime e dei danni ingenti, specie tra Vermont, New Jersey e North Carolina, lasciati dal passaggio di “Irene”, gli stati centro-meridionali degli USA continuano ad essere interessati da una intensa ondata di caldo che sembra non avere fine.Dopo i numerosi record assoluti stracciati nella grande ondata di calore di Luglio, circa un mese dopo, sul finire di Agosto, l’imponente anticiclone sub-tropicale è tornato nuovamente ad attaccare gli stati centro-meridionali, ad iniziare dal Texas, New Mexico e Arizona, dove è in atto pure una delle più gravi siccità degli ultimi decenni.La congeniale configurazione barica che si è andata a scavare sopra gli Stati Uniti centro-occidentali, nei giorni scorsi, ha favorito la risalita di una bolla di aria calda e secca, a tutte le quote, che dall’entroterra desertico messicano si è estesa verso gli stati sud-occidentali, ad iniziare dall’Arizona, New Mexico, Nevada e Texas occidentale.La risalita, nella libera atmosfera, alla quota di 850 hpa, di isoterme prossime ai +28° +30° ha causato una grande scaldata in buona parte degli Stati Uniti centro-meridionali, portando i termometri ben oltre la soglia dei +45° all’ombra.Le temperature più elevate si sono toccare nelle aree desertiche al confine fra l’Arizona, il New Mexico, il Navada e l’entroterra interno californiano.Il picco massimo si è raggiunto all’interno della solita Death Valley, una profonda depressione lunga più di 225 chilometri che si estende dal deserto interno della California meridionale fino ai confini col Nevada, dove sconfina per una minima parte.Da sempre questo luogo inospitale, per le sue particolari caratteristiche morfologiche, è considerato il posto più caldo del pianeta.Non per caso il record mondiale di massima temperature mai registrata sulla terra appartiene alla Death Valley, con ben +53.9°.Nei giorni scorsi, durante il passaggio dell’intensa ondata di calore, all’interno della Death Valley è stata toccata una massima di ben+51.1°.Solo nel sud degli USA e nel deserto settentrionale del Messico si sono superati i +50° in Settembre, in primis l’eccezionale ondata di caldo del 1-2 Settembre 1950 con +52.2° raggiunti a Mecca in California.Per l’ultima decade di Agosto si tratta di un ottimo valore che riscatta l’estate passata un pò sottotono a causa delle ingerenze lasciate dalla “Ninà” che ha reso il Pacifico settentrionale più freddo del normale.Ciò si è tradotto con una stagione estiva fresca e senza tanti eccessi termici lungo la West Coast.A differenza della costa orientale e degli stati del sud che hanno dovuto patire una delle estati più calde e afose di sempre per la storia della climatologia americana.Il caldo molto intenso si è poi spostato verso il Texas dove si sono raggiunti valori di +44° +45° all’ombra nei giorni scorsi.La città di Houston, quasi in prossimità della costa affacciata sul golfo del Messico, ha archiviato una temperatura massima di +42.8° che gli ha permesso di eguagliare il proprio record assoluto.Anche Austin con 112 Fahrenheit, circa +44.4°, eguaglia il suo record assoluto di sempre.Ancora più stupefacenti i 113 Fahrenheit, poco più di +45.0°, segnati dalla stazione dell’aeroporto municipale Stinson di San Antonio, in Texas.Questi +45°, tanto per cambiare, rappresentano il nuovo record di massima assoluto per l’intera area di San Antonio.Anche se bisogna specificare che una massima assoluta di +45.0° all’ombra era stata già registrata nel 2000 all’interno dell’Ocean World Park (uno dei parchi acquatici più grandi e visitati al mondo) che effettivamente si trova a San Antonio, ma su un quartiere collinare, 100 metri più alto della città.Ma altre massime over +40° +42° si sono archiviate in altre numerose località texane, dove ormai la gente ci ha fatto l’abitudine a convivere con questi picchi estremi di calore, spesso supportati da alti tassi di umidità relativa che rendono la calura ancora più soffocante e opprimente.Il caldo intenso proseguirà anche per i prossimi giorni anche se stavolta i picchi più elevati si dovrebbero toccare sugli stati di sud-ovest, fra New Mexico, Arizona, Nevada e deserto della California, e sul Texas occidentale, ove i termometri si porteranno oltre i +45°.Intanto l’intensa e prolungata calura sta favorendo un grande riscaldamento delle acque superficiali del golfo del Messico occidentale, dove si raggiungono picchi di +30° +31°.Si tratta di valori davvero molto elevati che nelle prossime settimane potrebbero trasferire all’atmosfera enormi quantità di calore latente per supportare lo sviluppo di insidiose depressioni o tempeste tropicali pronte a raggiungere le coste orientali messicane o il sud del Texas e Lousiana. Il passaggio di un sistema tropicale organizzato sopra queste acque bollenti potrebbe riservare brutte sorprese. Infatti vi sono tutte le potenzialità per la formazione di uragani di grande potenziale, anche di categoria 4 o 5 (massimo grado della Saffir-Simpson), in grado di causare ingenti devastazioni in caso di “landfall” fra Messico orientale e Texas.

Oltre all’intensa calura il Texas, uno dei più grandi stati degli USA, dove si conserva tuttora buona parte dell’identità e delle tradizioni americane, deve affrontare anche lo spettro della siccità, di un terreno arido e polveroso, duro da coltivare, che non vede una goccia di pioggia da oltre un anno.I più anziani agricoltori texani ricordano ancora la “Dust Bowl”, una serie di grandi tempeste di sabbia che colpirono il paese all’indomani della Grande Recessione del 1929.Anni di coltivazione intensiva con tecniche scriteriate, annichilò le colture erbose dei campi. Senza un filo d’erba per terra a trattenere l’acqua del suolo, e senza una goccia di pioggia a cadere dal cielo, i campi diventarono terra. La terra, battuta dal sole impetuoso, diventò sabbia. Anche se nessuno vuole fare il paragone, la mente corre a quei lontani anni trenta. Anche oggi la pioggia non cade, e la terra diventa sempre più arida, rossiccia, senza vita.Una intera categoria è giunta al collasso.Al confine con l’Oklahoma si sono già registrati i valori record per la durata della siccità.Diverse comunità non vedono una goccia di pioggia da più di otto mesi. Le spighe di grano sono vizze prima di diventare mature. Prive di linfa, non riescono nemmeno a crescere e restano basse, quasi radenti al suolo. Dappertutto si generano, quasi vomitati dalle viscere delle terra, incendi che concludono l’opera di devastazione. In qualche mese ne hanno registrati novemila. Due milioni di acri se ne sono andati così, una buona parte dei quali destinati al pascolo del bestiame.Se a ciò aggiungiamo le devastazioni causate dagli incendi, che alimentati dalle erbe secche e dal caldo vento, stanno mangiando intere porzioni di campagne, il disastro è compiuto.
