Storia di un temporale sahariano

Nell’estate appena trascorsa, fra i mesi di Luglio e Agosto, il progressivo rinforzo dell’umido “Monsone di Guinea” ha accompagnato la stagionale risalita dell'”ITCZ“, il meglio noto “fronte di convergenza intertropicale”, verso i paesi dell’Africa sub-sahariana, dove nel periodo estivo (i primi temporali “termoconvettivi” si manifestano già a Maggio) prende corpo la stagione delle piogge.Con la salita dell'”ITCZ” verso nord l”aria umida, di origine marittima, da S-SO, proveniente dal golfo di Guinea, viene direttamente convogliata in direzione della regione semi/desertica saheliana, attraverso l’inserimento nei medi e bassi strati di una ventilazione dai quadranti meridionali che alle volte si può presentare piuttosto impetuosa, specie in presenza di forti divari termici-barici tra la fascia costiera di Guinea e l’entroterra del Sahel, sollevando enormi “Haboob” (tempeste di sabbia o di polvere) in molte aree dell’Africa sub-sahariana, dal Mali fino al Ciad e al Sudan centrale.Alle volte però, quando l’ITCZ raggiunge la sua massima elevazione stagionale (ciò capita sovente nel mese di Agosto), le infiltrazioni di aria umida marittima in quota riescono, occasionalmente, a sfondare i confini meridionali sahariani, raggiungendo il deserto e interagendo con le masse d’aria molto calde e secche preesistenti in questi luoghi nei medi-bassi strati.Bastano le infiltrazioni di piccoli spifferi umidi in quota per scatenare improvvisi e violenti temporali “termoconvettivi” nel cuore del più grande deserto del mondo.Durante l’estate 2011 il satellite meteosat, che da anni tiene sott’occhio l’intero emisfero (compresa Africa ed Europa), è riusciuto a riprendere la formazione di spettacolari quanto insolite “cellule temporalesche termoconvettive”  nate, cresciute e morte in pieno deserto.Alcune di queste, causa le forti turbolenze innescate dai flussi di aria umida da S-SO in quota, sono riuscite a raggiungere delle dimensioni davvero notevoli tra il nord del Mali, il sud dell’Algeria e delle Libia e il Ciad centrale.Fra tutti va ricordato l’imponente ammasso temporalesco che a meta Agosto si è formato lungo il confine che separa l’estremità meridionale del territorio libico con il nord del Ciad.

Come si evince dall’inusuale scatto satellitare stavolta non si è trattata di una comune cellula temporalesca, ma bensi di un sistema convettivo ben più organizzato che si è sviluppato a ridosso dell’aspro massiccio montuoso del Tibesti, nella regione di Borkou-Ennedi-Tibesti, lungo la parte nord-occidentale del Ciad, poco a sud dai confini libici.In effetti buona parte dei rovesci temporaleschi hanno riguardato tale catena montuosa, che non per caso presenta un tipo di clima sensibilmente più umido da quello dell’area desertica circostante, causa lo “stau” e l’azione orografica che agevola la formazione di nubi.Ma i temporali, a tratti davvero intensi e accompagnati da forti raffiche di “outflow”, sono riusciti a sconfinare anche nelle zone desertiche limitrofe, portando le benefiche precipitazioni che in alcune località erano attese da oltre un anno, per la gioia delle locali tribù dei Tuareg.Il temporale inoltre è stato preceduto anche da imponenti “Haboob” che hanno ridotto la visibilità orizzontale a poche centinaia di metri.Un evento a dir poco spettacolare se si considerà il contesto ambientale.

Pioggia sul Sahara algerino