La ricerca fa parte del progetto Climate-TRAP, volto a valutare l’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute, al fine di preparare i sistemi sanitari alle possibili nuove esigenze.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il cambiamento climatico che si è verificato dal 1970 ha causato, fino al 2004, un eccesso di 140.000 morti all’anno.
In questo studio (“Impact of climate change on ozone induced mortality and morbidity in Europe”) i ricercatori hanno considerato le proiezioni di due scenari di emissioni di gas serra (noti come A2 e A1B) e due modelli climatici globali (ECHAM4 e Hadley) per simulare come potrebbero variare i livelli di ozono in futuro. Quindi hanno confrontato quattro periodi: il periodo di riferimento (1961-1990), la situazione attuale (1990-2009), il futuro più vicino (2012-2050) e il futuro più lontano (2041-2060).
I risultati hanno rivelato che, rispetto al 1961, Belgio, Irlanda, Paesi Bassi e Regno Unito hanno subito il maggiore impatto, ma che nei prossimi 50 anni il maggiore incremento di mortalità da ozono dovrebbe interessare Belgio, Francia, Spagna e Portogallo, con un un aumento previsto compreso fra il 10 e il 14%. I paesi nordici e baltici potrebero invece assistrere a una diminuzione rispetto allo stesso periodo.
“L’ozono è un inquinante altamente ossidante, e i suoi livelli sono correlati con ricoveri e decessi a causa di problemi al sistema respiratorio. A livello del suolo l’incremento della formazione di ozono è dovuto all’aumento delle temperature con il cambiamento climatico. I risultati del nostro studio hanno dimostrato i potenziali effetti che i cambiamenti climatici possono avere sui livelli di ozono e di come questo cambiamento avrà un impatto sulla salute degli europei”, ha oservato Hans Orru, docente all’Università di Umea e all’Università di Tartu in Estonia, che ha partecipato alla ricerca.
“L’inquinamento dell’aria esterna è la più grande minaccia ambientale in Europa. Se non agiamo per ridurre i livelli di ozono e di altri inquinanti, vedremo un aumento dei ricoveri ospedalieri, del consumo di farmaci e milioni di giornate lavorative perse”, ha commentato Marc Decramer, presidente della ERS. “Per questo l’ERS richiede un approccio collaborativo tra operatori sanitari e decisori politici per proteggere le popolazioni vulnerabili dagli effetti dannosi che possono avere inquinanti atmosferici.” (gg – http://lescienze.espresso.repubblica.it/)
