
Ma secondo Guido Visconti, professore di Fisica dell’atmosfera e oceanografia all’universita’ de L’Aquila e direttore del Centro di eccellenza per la previsione di eventi meteorologici severi (Cetemps), il problema di queste piogge violente e’ che si ”vanno ad impattare su una situazione sempre piu’ deteriorata. La chiave – spiega Visconti – sta nel grosso problema del dissesto idrogeologico, i cambiamenti climatici non c’entrano”. Ma tra pro e contro sugli effetti dei cambiamenti climatici la comunita’ scientifica e’ divisa in modo diseguale: la maggioranza infatti propende verso un’accettazione dei mutamenti climatici. A sostenere che il riscaldamento globale, cioe’ l’aumento della temperatura media globale, non sia un’invenzione viene indicato anche nella recente ricerca (la piu’ estesa ed indipendente sul tema) del team californiano dell’universita’ di Berkeley, ‘Berkeley earth’: 39.000 stazioni (per le altre ricerche climatologiche se ne sono usate 7.280) e 1,6 miliardi di dati mostrano, infatti, l’evoluzione della temperatura terrestre degli ultimi 200 anni. E la conclusione principale parla di un aumento di un grado dal 1950 ad oggi, con le citta’ che si scaldano piu’ del resto di altre aree del Pianeta (anche se contano soltanto l’1% della superficie totale). Lo studio offre una ”valutazione più trasparente” sull’innalzamento delle temperature medie. Tra gli obiettivi della ricerca affiancare gli scienziati dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) che studiano per conto delle Nazioni Unite i cambiamenti climatici, e supportare le scelte politiche internazionali di adattamento ai cambiamenti climatici e riduzione dei gas serra, in sede di vertice mondiale Onu (la Conferenza dell’Unfccc – United nations framework convention on climate change – quest’anno a Durban in Sud Africa a fine novembre).
