
“Distorte rappresentazioni del problema climatico hanno come unica conseguenza quella di procurare un dannoso allarmismo“. Lo afferma sull’Osservatore Romano il cardinale arcivescovo di Sydney, George Pell, intervenuto nei giorni scorsi a un seminario presso la Westminster Cathedral Hall a Londra. Il cardinale australiano critica “le campagne informative che hanno come conseguenza – spiega – quella di addossare le responsabilita’ ai grandi produttori di inquinamento, ma le conseguenze reali e concrete di cio’ che comportano i mutamenti climatici rischiano di essere pagate soltanto dagli utenti finali“. Per il porporato “occorre evitare che le conseguenze dell’impatto dei mutamenti climatici ricadano solo sulle persone piu’ vulnerabili” e valutare invece attentamente gli effetti finali che hanno i mutamenti climatici sulle popolazioni meno sviluppate. Secondo Pell, “il clima e’ cambiato da quando la terra ha iniziato a modificarsi“. E numerosi dati storici dimostrano che “anche nelle epoche passate si sono verificate drastiche mutazioni climatiche“.
“Ci sono state – chiarisce il cardinale australiano – altre ere piu’ calde seguite da una piccola fase di glaciazione. Periodi contrastanti nei quali il tasso di anidride carbonica nell’aria non e’ cambiato nonostante le temperature notevolmente differenti in tutto il mondo“. E se “non si puo’ costruire un’evidenza basandosi sull’osservazione di pochi anni“, perdono di valore le tesi degli allarmisti che hanno usato “le fluttuazioni della temperatura in periodi limitati e in luoghi circoscritti per falsare gli andamenti di lungo periodo“.
Anche in passato, ricorda l’Osservatore, l’arcivescovo di Sydney aveva assunto posizioni critiche nei confronti delle campagne volte a drammatizzare eccessivamente i rischi legati ai mutamenti climatici.