L’Italia e’ pronta a un protocollo di Kyoto 2, fissando pero’ dei paletti relativi alla scadenza e agli impegni del post-2012. Cosi’ il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo nel corso di un incontro con la commissaria Ue al Clima Connie Hedegaard in vista del consiglio dei ministri dell’Ambiente a Lussemburgo lunedi’ prossimo. Da parte sua, in una conferenza stampa alla rappresentanza Ue a Roma, Hedegaard mette in evidenza che ”tradizionalmente l’Italia non e’ molto ansiosa di assumere impegni piu’ ambiziosi rispetto a quelli gia’ stabiliti”, sottolineando che ”l’Italia ha un buon orecchio sull’efficienza energetica”. La commissaria Ue – nella capitale per mettere a punto alcuni aspetti sulla posizione da tenere al vertice Onu sui cambiamenti climatici a Durban in Sud Africa (la Cop17) – chiede che ci sia maggiore ”ambizione” ma che allo stesso tempo tutti gli emettitori di CO2 siano coinvolti: l’Europa – osserva – ”vale l’11% delle emissioni globali. A Durban si pensi anche al restante 89%”. Per prolungare la vita al protocollo di Kyoto, il ministro Prestigiacomo ha posto principalmente tre condizioni: scadenza al 2017, impegno anche delle altre economie, e un sistema di controllo e verifica.
Su questo aspetto, in sede europea ci sono diverse posizioni, tra chi ritiene che l’Ue possa assumere prendere decisioni unilaterali su Kyoto 2 e chi, come il nostro Paese, invita a considerare l’impegno sul clima efficace solo se accompagnato da un accordo globale (che includa tutti i Paesi, a partire da Cina, Usa, Giappone, Russia, e India). Dall’incontro di lunedi’ Hedegaard spera che si esca con ”una conclusione unica” perche’ ”sarebbe un errore presentarsi a Durban con 27 posizioni. Eppure dall’appuntamento di fine novembre in Sud Africa Hedegaard afferma di non aspettarsi che ”si possa arrivare ad accordi vincolanti”, e che ”forse in un processo politico potremo ottenere qualcosa in piu”’. Per l’Europa, ha spiegato di fronte alle commissioni riunite Ambiente e Politiche comunitarie a Montecitorio – “e’ importante parlare con voce chiara e forte, ma soprattutto con una voce singola per massimizzare la nostra influenza”.
Hedegaard ha poi incontrato le associazioni ambientaliste. ”Sulle azioni di contrasto ai cambiamenti climatici – osserva Mariagrazia Midulla, responsabile clima del Wwf Italia – l’Italia deve passare dalle parole ai fatti. I provvedimenti finora attuati infatti, come il taglio degli sgravi fiscali sugli interventi per l’efficienza energetica degli edifici, penalizzano il settore e disincentivano le misure per la riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2. Per il resto, l’Italia non ha una strategia energetica nazionale. L’Italia deve uscire dal ghetto del ‘benaltrismo’, dal quale, a furia di dire che ci sono ‘ben altre’ misure da adottare, ha fatto si’ che sinora il Paese non abbia fatto assolutamente nulla per intraprendere davvero la strada della decarbonizzazione e della Green Economy, tranne alcuni provvedimenti spot puntualmente messi in discussione o contraddetti da una pletora di provvedimenti in senso opposto”.
Per Legambiente anche se ”il ministro dice si’ a Kyoto 2 le condizioni poste suonano come ennesimo ostruzionismo italiano alla politica Ue sul clima”. In vista della Cop17 – osserva la commissaria – ”l’Europa potra’ lavorare a un nuovo periodo di impegni successivo a Kyoto”, per esempio ”di 10 anni per mantenere vivo il Protocollo”, ma ”soltanto a condizione che i grandi emettitori ci seguano”. E – conclude Hedegaard – per l’Europa ”abbiamo elaborato una road map per una economia a basse emissioni di carbonio al 2050” che poggia su clima, sicurezza dell’approvvigionamento energetico, efficienza, innovazione e posti di lavoro ‘verdi’.
“Una riflessione deve essere svolta con riferimento alle potenzialita’ effettive e all’efficacia sostanziale di un sistema di accordi che vede impegnati solo alcuni dei Paesi produttori di anidride carbonica e non coinvolge invece i sistemi produttivi di quelle che un tempo venivano definite ‘economie emergenti’ e che adesso hanno assunto un ruolo protagonista a livello mondiale” ha detto il presidente della commissione Ambiente del Senato Antonio d’Ali‘ nel suo intervento durante l’incontro con il commissario Ue per l’azione per il clima Connie Hedegaard tenutosi a Montecitorio. Secondo d’Ali‘ “la limitazione e la riduzione delle soglie di emissione di anidride carbonica soltanto in capo a Paesi e ad economie, nazionali ed europee, che assumono un profilo progressivamente marginale rispetto ai flussi economici e finanziari internazionali, finiscono per vanificare iniziative e risultati“. Il presidente della commissione di Palazzo Madama ha accennato anche alle molteplici politiche di intervento ambientali come il recupero dell’efficienza energetica e la lotta alla deforestazione, esempi lampanti “che possono contribuire a rilanciare la centralita’ ambientale e contribuire, come politiche autonome, alla riduzione delle emissioni climalteranti dove peraltro dobbiamo registrare un nuovo risvegliarsi del dibattito scientifico sulla correlazione tra le emissioni di CO2 e il riscaldamento dell’atmosfera“. In questo contesto, ha aggiunto d’Ali‘ “chiediamo all’Unione europea una particolare attenzione per le politiche del Mediterraneo, oggi minacciato nella sua integrita’ ambientale dalle attivita’ non controllate dei tanti Stati extra Ue che vi si affacciano. Occorre quindi riprendere e attuare gli strumenti di politica internazionale, come il Trattato di Barcellona ed i relativi protocolli per la salvaguardia del mare che ad oggi, purtroppo, non sono applicati“. Ma soprattutto di “promuovere iniziative dedicate alla ricerca per il contrasto alle emergenze planetarie, la stragrande maggioranza delle quali investe direttamente problematiche ambientali“. Al termine dell’audizione, d’Ali‘ si e’ detto soddisfatto delle parole della Hedegaard, in particolare della posizione dell’Ue su un nuovo trattato per la lotta ai cambiamenti climatici solo con l’adesione di Usa e dei paesi emergenti e sull’interesse europeo per l’efficienza energetiva.
