
Secondo McMenamin gli animali non morirono incagliandosi nei bassi fondali della costa o, come sostiene qualcuno, per l’ingestione di alghe tossiche, ma furono divorati e digeriti negli abissi da un’enorme creatura. “Lo confermano le incisioni ritrovate sul loro scheletro“, sostiene il naturalista. Solo un predatore moderno, infatti, riserva alle sue prede lo stesso trattamento ed è il polipo, sostiene il ricercatore. Di qui la tesi che un cefalopode gigantesco, della stessa famiglia dei polipi, abbia dominato i mari nel Triassico, più di 200 milioni di anni fa. Quello che ha sempre stupito gli scienziati è lo “strano ordine” delle ossa di queste creature. Anche per questo mistero McMenamin ha una soluzione. Secondo lo scienziato potrebbe trattarsi del più antico autoritratto mai scoperto: ossa e frammenti distribuiti in modo da imitare le forme di tentacoli e ventose. Una dimostrazione, secondo McMenamin, della grande intelligenza di polpi e piovre.