
I mari dell’Artico sono il nuovo eldorado delle esplorazioni offshore per gas e petrolio, ma una eventuale fuoriuscita di oro nero nel piu’ importante e produttivo ecosistema marino del mondo potrebbe generare un disastro senza precedenti. A lanciare l’allarme sono le organizzazioni di ambientalisti, con Greenpeace in prima fila. Secondo un rapporto di Greenpeace infatti, l’industria offshore non e’ in grado di garantire la sicurezza di eventuali operazioni in quest’area del Pianeta e i piani di emergenza attuali vengono considerati ”inadeguati” rispetto alla sfida che pone questo ambiente. Cio’ non toglie che la regione dell’Artico si stima custodisca circa il 30% delle risorse di gas del Pianeta e il 13% del petrolio mondiale, ancora tutti da scoprire. Circa l’84% del petrolio in questione sarebbe raggiungibile sotto i fondali, cioe’ l’equivalente di 90 miliardi di barili, quasi un terzo delle riserve dell’Arabia Saudita. Il problema e’ anche quello di una ‘stagione’ utile per le trivellazioni piuttosto breve in questa regione, che finisce con l’arrivo dell’inverno e l’ispessimento delle superfici ghiacciate. Secondo Greenpeace, in caso di incidente e fuoriuscita di petrolio, l’oro nero potrebbe ritrovarsi imprigionato sotto il ghiaccio durante l’inverno artico e le conseguenze ambientali sarebbero ancora piu’ serie di quelle del Golfo del Messico, con mari piu’ caldi. Un ecosistema cosi’ delicato come quello dell’Artico sarebbe esposto per anni alla contaminazione da petrolio. Inoltre, strumenti piu’ impiegati per la pulizia (gli ‘skimmers’) in caso di fuoriuscite, impiegati molto nel Golfo del Messico, secondo Greenpeace nell’Artico non sarebbero in grado di raggiungere l’oro nero a causa dello strato di ghiaccio.