
Il dossier e’ stato presentato questa mattina a Palermo nel corso di una conferenza stampa alla quale sono intervenuti Francesca Ottaviani, portavoce della campagna nazionale Operazione Fiumi, Calogero Foti, dirigente del servizio provinciale Palermo del dipartimento regionale della Protezione civile e Gianfranco Zanna, responsabile Beni culturali di Legambiente Sicilia. “I tragici eventi di attualita’ riportati dalla cronaca nazionale in questi giorni rilevano quanto il nostro Paese sia esposto al pericolo di frane e alluvioni, fenomeni che stanno provocando purtroppo molte vittime e danni rilevanti -, spiega Francesca Ottaviani -. I dati emersi dalla nostra indagine sulla Sicilia restituiscono l’immagine di un territorio endemicamente fragile, in cui troppo spesso lo sviluppo urbanistico non ha tenuto adeguatamente conto del rischio. Mentre e’ prioritario mantenere alto il livello di attenzione rispetto all’assetto idrogeologico ed e’ urgente operare per rafforzare i vincoli all’urbanizzazione delle aree esposte a rischio, affinche’ vengano applicati in modo rigoroso“. La realizzazione di interventi di messa in sicurezza rappresenta certamente il primo elemento imprescindibile per la limitazione del rischio. Nel 48% dei comuni sono state realizzate opere di messa in sicurezza dei corsi d’acqua e di consolidamento dei versanti franosi.
In Sicilia le attivita’ di messa in sicurezza sono state volte soprattutto alla costruzione o all’ampliamento di nuove arginature (19%) e alla realizzazione di interventi di risagomatura degli alvei fluviali (23%); solo in due casi (4%) fra i comuni intervistati si e’ provveduto al ripristino e alla rinaturalizzazione delle aree di espansione naturale dei corsi d’acqua e solo nel 9% dei casi sono stati riaperti tratti tombinati o intubati dei corsi d’acqua. Nell’11% dei comuni si e’ provveduto al rimboschimento di versanti montuosi e collinari franosi o instabili. “Negli ultimi anni, purtroppo, la Sicilia ha assistito non solo alla tragica alluvione di Messina, Giampilieri e Scaletta Zanclea – commenta Gianfranco Zanna -, ma ad una serie di episodi che hanno dimostrato l’estrema vulnerabilita’ del territorio regionale dove ormai anche semplici temporali possono arrivare a provocare vere e proprie tragedie. Tutti questi casi di sfiorate calamita’ non sono conseguenza di fenomeni meteorologici imprevedibili, anche se particolarmente intensi, ma l’effetto della rottura di un equilibrio fragile e precario”. “Superato l’impatto emotivo, non si nota in Sicilia una concreta inversione di tendenza capace di rendere il territorio piu’ sicuro dalle frane e dalle alluvioni, al contrario, – conclude Zanna -, si continua a puntare sull’industria del cemento ad ogni costo, come e piu’ di prima e ancora tardano a realizzarsi interventi concreti di delocalizzazione delle strutture dalle aree a rischio e soprattutto, di demolizione dell’abusivismo“.
