Strade che si allagano fino a sommergere le automobili, fiumi d’acqua che scorrono lungo le vie, mezzi di trasporto in tilt, stazioni della metropolitana chiuse. Alle prime piogge le citta’ italiane si paralizzano trasformando un evento naturale in emergenza. E l’impressione che la situazione peggiori di anno in anno non e’ solo un’impressione, ma la realta’. Ecco perche’. “Ogni anno 500 chilometri quadrati di territorio vengono resi impermeabili dalla cementificazione, come se ogni quattro mesi spuntasse in Italia una citta’ delle stesse dimensioni di Milano“, spiega all’Adnkronos Giorgio Zampetti, geologo e responsabile dell’ufficio scientifico di Legambiente. E piu’ aumentano le superfici impermeabilizzate, piu’ si riduce la naturale capacita’ di assorbimento, rallentamento e laminazione del territorio. Bastano cosi’ anche eventi piovosi non straordinari per causare l’allagamento di interi quartieri e provocare danni rilevanti. L’emergenza riguarda l’Italia intera, da Nord a Sud. Lo dimostrano la situazione di Roma oggi, ma anche l’allagamento del Seveso a Milano nel 2010 e, nello stesso anno, i fatti di Prato, in cui delle persone persero la vita a causa dell’allagamento di un sottopassaggio.
L’urbanizzazione selvaggia con la costruzione di nuovi quartieri progettati senza tener conto di adeguate misure di smaltimento delle acque piovane, riguarda l’Italia intera. “Sono a rischio anche Reggio Calabria, citta’ costruita negli anni sopra delle fiumare con conseguente allagamento ad ogni pioggia, e Genova, anche questa costruita su corsi d’acqua – aggiunge Zampetti – Anche se, dopo gli eventi di Prato, viene da pensare che ogni citta’, anche quelle medio-piccole, siano a rischio“, sottolinea l’esperto. Insomma, a causa della cementificazione la capacita’ assorbente del territorio diminuisce effettivamente ogni anno. Se a questo si aggiungono una rete fognaria o scolante spesso non in grado di ricevere ingenti quantita’ d’acqua e i cambiamenti climatici, si capisce perche’ la gestione delle piogge rappresenti oggi uno dei grandi problemi delle citta’. Per contrastare il problema, sarebbe necessario “interrompere il processo di impermeabilizzazione dei suoli, migliorare la rete scolante e separare le condutture per lo smaltimento delle acque di pioggia dagli scarichi fognari, sviluppare adeguati sistemi di drenaggio delle acque e laminare i deflussi attraverso la realizzazione di sistemi di accumulo e riutilizzo delle acque in ambito urbano. Tali sistemi – spiega il geologo di Legambiente – sono in grado di raccogliere e trattenere le acque di dilavamento urbano, sia per ridurne gli impatti negativi in termini sanitari, ambientali ed idraulici, sia per sfruttarle come risorsa. E’ importante prevedere interventi di questo tipo ogni volta che si decida di impermeabilizzare una nuova area“.
Maltempo: da nord a sud, città Italiane sempre più a rischio

Immagine d'archivio del maltempo a Roma