
Il parroco di Monterosso è ricoverato da giorni in ospedale. Ieri Padre Massimo al viceparroco e al Sacerdote indiano che si occupa della Cappella di Fegina, la seconda Chiesa di Monterosso. “Sono sceso in Paese – racconta – e di loro non si aveva notizia. Abbiamo buttato giù la porta della sacrestia e li abbiamo trovati terrorizzati arrampicati sopra un tavolo. Con il sacerdote che teneva in mano il suo passaporto: l’unica oggetto che si è salvato. Per il resto in Parrocchia non c’è più nulla di nulla. La Chiesa, la Sacrestia, la Canonica non ci sono più: oltre due metri di acqua e fango che, una volta sfondata la porta ci sono venuti addosso portando via ogni cosa…”.
Via Roma, la strada centrale del paese più grande delle Cinque Terre “non esiste più, solo un torrente di fango” che finisce “in un mare che da ieri non odora più di sale ma di terra“.
La giornata di sole e mare non agitato ha aiutato a ripristinare il solo canale di comunicazione fra Monterosso e il resto del mondo: i battelli che di estate fanno il giro del Golfo delle Cinque Terre. Rimessi in moto per evacuare i molti turisti, soprattutto stranieri, che ancora ieri popolavano il paese. Mentre le vie di terra sono totalmente bloccate. “Il pontile della ferrovia – raccontano i monterossini – è un torrente di acqua in piena“. Le due strade che collegano Monterosso alla via Aurelia “non ci sono praticamente più: voragini e cedimenti, ad ogni tornante“. La sola nota positiva di fine giornata è la fine della conta dei dispersi: stasera a Monterosso non ce ne sono più.
Al Paese intero non resta che piangere la sua vittima di questa alluvione targata 2011: il quarantenne Sandro Usai, volontario della Protezione Civile. Era a casa nelle prime ore della calamità, ma è voluto uscire per andare a dare il suo aiuto.