Una violenta scossa di terremoto nella mattinata di ieri ha devastato la regione montuosa della Turchia orientale, nella provincia di Van, provocando un vero e proprio disastro, con città e interi villaggi distrutti dal potente scuotimento del terreno. Stando ai dati elaborati dai principali enti di sismologia mondiale la magnitudo del terribile sisma si aggirerebbe attorno ai 7.3 gradi Richter. Si tratta quindi di un evento tellurico molto potente che ha avuto un risentimento su un ampia area, su tutta la Turchia orientale fino ai confini nord iracheni e all’ovest dell’Armenia. Molte quindi le città, i paesi e i piccoli villaggi montani rimasti coinvolti dal potentissimo sisma. Subito dopo il terremoto la gente è scesa in strada per cercare di mettersi in salvo, altri hanno cominciato a scavare fra le macerie degli edifici crollati alla ricerca dei superstiti. Secondo Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti (Cnt) dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma, avendo avuto un epicentro superficiale (l’ipocentro è stato infatti ad appena 7km di profondità) ”ha avuto un forte carico distruttivo. E la stima ufficiale delle vittime, che oscilla tra 500 e 1000 – rileva -, come avviene sempre nelle prime ore e’ molto imprecisa. Credo che il carico distruttivo di questo sisma, sulla base della nostra osservazione di sismi analoghi, potra’ darci numeri molto superiori a 1000 morti, forse anche oltre i 10 mila”. Un numero di vittime cosi’ elevato, secondo Selvaggi, è spiegabile con la vulnerabilita’ delle abitazioni: ”E’ il problema fondamentale perche’ le costruzioni sono scadenti. Non conosco Van, so che ci sono costruzioni di buona qualita’ – continua – ma anche molte non sicure. Un terremoto di magnitudo superiore a 7 in una citta’ densamente abitata, in una zona sismica con costruzioni non molto ben fatte e’ una tragedia annunciata”. Si tratta di dati a dir poco impressionanti e se si tiene conto che le zone interessate sorgono su un territorio montuoso impervio, difficile da raggiungere dai principali mezzi di soccorso inviati dal governo di Ankara, le cose si complicano ulteriormente. La scossa è stata talmente forte da provocare anche grossi smottamenti e frane che si sono riversate sulle strade, ostruendo il passaggio agli aiuti umanitari che già in queste ore stanno tentando di raggiungere l’area vulnerata dall’evento calamitoso.
Intanto, in queste ore, le principali TV turche continuano a trasmettere le immagini del terremoto di Van, con edifici di più piani crollati e gente che, in piedi sulle macerie, scava con le mani o invoca aiuto sbracciandosi in una lotta contro il tempo per cercare di tirare fuori le persone intrappolate. Da fonti dell’ambasciata italiana si è appreso che tra le vittime accertate c’e’ almeno un bimbo, mentre l’unica famiglia Italiana che vive nella città della Turchia orientale è in salvo.
In tv si sono visti vari feriti portati via in barella e segni della tragedia come la ruota di una piccola bicicletta che spunta dai resti del balcone di un edificio schiacciato al suolo. Sono già 30 i morti accertati a Ercis, distretto della provincia orientale turca di Van. Fra gli edifici crollati nella provincia di Van c’è purtroppo anche una casa dello studente: lo riferisce l’agenzia turca Anadolu citando il vicepremier Besir Atalay. L’ostello è crollato proprio a Ercis, centro su un ramo del lago di Van dove si affaccia il capoluogo di provincia omonimo, e dove è avvenuto il crollo del maggior numero (25-30) dei 40 edifici segnalati da Atalay.
Ciò ci porta alla mente il triste sisma di L’Aquila che ancora rimane ben impresso nelle memorie di ognuno di noi. In queste ultime ore molti paesi, fra cui anche Israele (i cui rapporti con il governo di Ankara in questo ultimo periodo non erano proprio dei migliori), stanno mobilitando delle squadre di soccorso specializzate pronte a raggiungere l’area del disastro per portare i primi soccorsi alla popolazione locale duramente colpita.
Come sappiamo la Turchia, assieme all’Italia, alla Grecia, è un paese ad alto rischio sismico. Quasi tutta la Turchia storicamente è stata interessata da potenti terremoti che hanno portato morti e gravi devastazioni. La causa di questa grande esposizione ai fenomeni sismici è da attribuire alle tante faglie che bordano l’altopiano turco, con una contiguità di strutture sismogenetiche fino all’Armenia, all’Iran e al versante più occidentale dell’imponente catena dell’Himalaya (che non per caso sono considerate delle aree ad alto rischio di forti terremoti). L’ultimo forte terremoto che ha devastato la Turchia in tempi recenti è quello del 17 Agosto 1999 che distrusse numerose città sull’altopiano turco occidentale. Anche quel sisma fu localizzato lungo una faglia appartenente alla struttura sismogenetica dell’Anatolia settentrionale, la meglio nota faglia Nord-Anatolica, la responsabile dei gravi disastri che ciclicamente flagellano il territorio turco. In tempi più ravvicinati, nel 2003, un terremoto di magnitudo 6.4 richter si abbatte nella città sudorientale di Bingol, causando oltre 177 morti. E’ dell’anno scorso, a Marzo, il sisma di intensità 6,0 richter che fece crollare case mal costruite in cinque villaggi della provincia di Elazig, sempre nell’est della Turchia, uccidendo 51 persone. Andando avanti con i mesi non possiamo non citare il sisma del 19 maggio scorso che, con una magnitudo di 5.9 richter, colpì la città occidentale di Simav facendo 2 vittime e 79 feriti. Il sisma fu avvertito anche a Istanbul, megalopoli ad alto rischio sismico, tanto che il premier Recep Tayyip Erdogan, in campagna elettorale, ha promesso di spostare due milioni di abitanti in aree periferiche da trasformare in città satelliti meno pericolose. Un piano a dir poco intraprendente, ma di difficile attuazione nella realtà.
La faglia “Nord-Anatolica” e il conseguente rischio sismico della Turchia, da est ad ovest
La faglia “Nord-Anatolica” è suddivisa in numerosi segmenti, ciascuno dei quali è in grado di generare forti terremoti. Negli ultimi sessanta anni (1939) l’intera struttura sismogenetica ha prodotto numerosi eventi sismici. I più forti dei quali sono avvenuti nel 1939 e nel 1943 con magnitudo confrontabile a quella dell’evento attuale. La zona di faglia interessata dal terremoto del 1999 aveva già generato terremoti nel passato, nel 1509 e nel 1754. La successione di eventi sismici osservata negli ultimi 60 anni mostra una evidente progressione della sismicità da Est verso Ovest. Queste considerazioni avevano portato alla conclusione che la zona interessata dal terremoto del 1999 fosse una “lacuna sismica”, ovvero una zona ad elevata probabilità di occorrenza di forti eventi sismici. Il terremoto del 17 agosto 1999 è quindi avvenuto in zona nota, in cui le faglie sismogenetiche erano state riconosciute e dove si poteva attendere un evento di queste dimensioni. Sfortunatamente le conoscenze attuali non permettono di stabilire in anticipo quando un simile evento distruttivo si manifesterà. Tuttavia questa circostanza dimostra come sia possibile avere informazioni sufficienti per pianificare opere di prevenzione e di riduzione degli effetti dei terremoti anche se la loro previsione a breve termine è un obiettivo ancora lontano.
