Alluvione Genova, Vincenzi: “disprezzo profeti del giorno dopo, nessuno prevedeva tempesta tropicale”

Oggi siamo consapevoli che qualsiasi iniziativa prendiamo, saremo sempre insufficienti, finche’ non si cambiera’ completamente approccio. Lascio stare, anzi disprezzo, i profeti del giorno dopo“. Cosi’ il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, è intervenuta oggi in consiglio comunale, il primo dopo l’alluvione che venerdi’ scorso ha portato devastazione e morte nel capoluogo ligure. “I soggetti coinvolti – ha aggiunto – hanno preso le decisioni sulla base dei dati che avevano. Decisioni che, a posteriori, si sono rivelate insufficienti. L’unica decisione che avrebbe potuto evitare, forse, la tragedia sarebbe stata quella di evacuare, in tutta la regione, tutte le zone alluvionabili e per tutta la durata dell’allerta meteo. Solo a Genova sarebbero state 110.000 persone, oltre ai cittadini attivita’ economiche. Questa e’ una lezione che dobiamo fare nostra. Occorre un salto di qualita’ prima di tutto da parte nostra, delle istituzioni. Deve crescere la cultura del rischio, che corrisponda alla scala, alla portata degli eventi naturali, che non sono piu’ come prima. Solo con il concorso di tutti, con una nuova consapevolezza, potremo rendere piu’ efficiente il sistema di protezione civile“.

Se il comitato di Protezione Civile mi avesse chiesto di firmare un’ordinanza per la chiusura delle scuole, l’avrei fatto” ma dalle previsioni di Arpal, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, non ci si poteva aspettare “un evento atmosferico così straordinario da essere definito da un’agenzia meteorologica americana ‘tempesta tropicale‘”. “Porto un peso enorme come un macigno degli errori che possono essere stati fatti in quelle ore“, ha detto il primo cittadino, per poi aggiungere: “Sento una profonda responsabilità ma non accuso nessuno“. “Tutto quello che è stato fatto, scelte, atti, documenti -ha dichiarato Vincenzilo metteremo a disposizione della magistratura perché accerti le responsabilità. Accetto la rabbia ma -ha proseguito- non credo che sia un diritto individuare nel sindaco un capro espiatorio per come e cosa abbia potuto comunicare. Nelle prime ore successive al disastro -ha precisato il sindaco del capoluogo ligure- non ho pensato a come comunicare ma ho risposto con stanchezza, dolore e anche confusione. Dopo l’esondazione del Fereggiano, nel momento più drammatico -ha sottolineato Vincenziil bollettino Arpal parlava di piogge diffuse su tutta la regione e di innalzamenti del livello del Bisagno e dell’Aveto senza citare il Fereggiano“.

Tornando sul tema dell’apertura delle scuole, che ha suscitato le polemiche piu’ dure dopo l’alluvione, il sindaco ha precisato che durante l’emergenza “abbiamo monitorato la situazione delle scuole, con telefonate continue, ribadendo di adottare i comportamenti generali per la salvaguardia delle persone, minori e adulti, e di non far uscire i ragazzi da scuola“. Nel pomeriggio di venerdi’, alle 15.35, “in considerazione che non tutte le scuole erano state colpite o danneggiate e quindi potevano non sapere la drammaticita’ dell’accaduto, direzione degli uffici comunali preposti ha inviato una mail a tutte le scuole del primo ciclo per informare che una parte citta’ era stata colpita da esondazioni e che, quindi, si sarebbero potute verificare difficolta’ per i ragazzi o i genitori nel raggingere le proprie abitazioni e invitando a tenere gli alunni a scuola oltre l’orario. Questa e’ l’interpretazione corretta della mail che ho visto utilizzare con sciacallaggio e mi rifiuto di definirla una ‘mail beffa‘”. Il sindaco ha concluso il proprio intervento affermando che “Genova e’ alla sua prova piu’ dura. Dobbiamo riconquistarci il futuro. Ora rientro nel mio silenzio, non smetto di lavorare, e sono certa che ce la faremo“. Il pubblico presente il sala ha applaudito all’intervento del sindaco.