
La gente passeggia, si ferma a guardare incuriosita qualche troupe televisiva tornata per vedere cos’e’ cambiato dopo un anno. In contra’ San Pietro sono stati incisi sul marmo i livelli delle grandi esondazioni vicentine: quella del settembre 1882 (1 metro d’acqua sommerse la citta’), poi, una spanna piu’ in basso, quella del 2010, e 10 centimetri piu’ giu’ quella del 4 novembre 1966. Nella zona dell’esondazione oggi, giorno festivo, tutti i bar sono chiusi, ad eccezione della pasticceria all’inizio di Corso Padova: il negozio era aperto anche la mattina dell’1 novembre 2010, e venne devastato da un metro di fango e detriti. ”Ci siamo rimboccati le maniche” ricordano i titolari, che lavorando sodo riuscirono a riaprire a Natale. Nella stessa via, pero’, sono una ventina i locali vuoti, con affissi cartelli di ‘Vendesi’ e ‘Affittasi’. E poi resta la paura, ogni volta che piove: ”l’altra settimana – spiega Mario, un residente della zona che aveva avuto la casa allagata – e’ bastato un giorno di pioggia per far salire il Bacchiglione di 2 metri. In passato non era cosi’ veloce. Ormai i bacini di laminazione sono indispensabili”.
