
Anche se sotto l’asfalto di Trieste scorrono diversi torrenti, e’ molto improbabile che qui possa accadere qualcosa di simile a quanto accaduto a Genova, pur assomigliandosi orograficamente le due citta’, ambedue caratterizzate da una fascia costiera dietro alla quale si innalzano varie colline. Ad affermarlo parlando con l’Adnkronos e’ Elpidio Caroni, un ingegnere esperto di corsi d’acqua che insegna ‘Sistemazione dei bacini idrografici’ all’Universita’ di Trieste. Caroni, che peraltro e’ proprio genovese, ritiene che “anche se a un primo sguardo la situazione appare simile, in realta’ e’ molto diversa“. In pratica, a Trieste puo’ accadere al massimo che sotto scrosci violenti di pioggia il sistema fognario non riesca a raccogliere l’acqua, che cosi’ defluisce lungo l’asfalto. L’ingegnere ricorda un solo episodio grave accaduto 50-60 anni fa, quando fa fu allagata via della Tesa, un deposito si riempi’ di acqua e pare che ci scappo’ un morto. Ma si tratta di un episodio isolato. Come raro fu l’episodio risalente a una ventina di anni fa, quando in concomitanza con l’inaugurazione del Centro commerciale ‘Il Giulia’, il Rio Farneto esondo’, invase via Giulia e l’esercizio nuovo di zecca ebbe delle infiltrazini d’acua nelle parti sotto il livello stradale. A Trieste, scorrono vari corsi d’acqua. I tre torrenti piu’ importanti sono il Rio Settefontane, che arriva dal quartiere di Longera. Il Rio Farneto che scende dal Boschetto, e a monte del carcere del Coroneo il piccolo bacino del Catullo. Un tempo i torrenti erano fogne a cielo aperto, poi furono canalizzati e chiusi. Trutti e tre i corsi d’acqua scorrono per un tratto sotto vie che portano il loro nome. I tre torrenti vengono raccolti dalle fognature della citta’, che corrono in tre gallerie parallele che dai Volti di Chiozza, in pieno centro, passano sotto via Carducci per poi sboccare in mare in Porto vecchio, accanto al Molo 3°.
“Questi torrenti – aggiunge il geologo Livio Sirovich – scorrono in gallerie coperte da volte ad arco in arenaria, strutture ottocentesche costruite dagli austriaci quando Trieste era sotto il protettorato del governo asburgico. Sopra quelle gallerie coperte dall’asfalto passano le automobili“. “Queste opere ingegneristiche – aggiunge Caroni – furono rimaneggiare varie volte, soprattutto negli anni ’30 vi fu un riordino generale che per quell’epoca era molto avanzato“. Dal punto di vista idrogeologico, il problema di Trieste e’ soprattutto legato a zone tendenzialmente soggette a frane nelle pendici collinari, dove affiora roccia friabile, spiega Sirovich, citando la strada Costiera, quartieri come Gretta e varie frazioni, tra cui Barcola e Contovello.
A livello regionale, afferma Caroni, il rischio idrogeologico “e’ coerente con quello del resto del territorio italiano“. “In montagna – spiega ricordando l’alluvione del 2003 – il rischio e’ legato alle frane, all’attivita’ torrentizia in generale, mentre in pianura i problemi sono legati ad allagamenti e straripamenti“. “Noi vorremmo che il territorio fosse fermo, congelato, ma non e’ cosi’ – ricorda l’ingegnere – e anche le montagne si muovono. A livello mondiale, l’Italia e’ tra i siti geografici particolarmente suscettibili a questo tipo di problemi, il Nord Europa un po’ meno“. Allora come difendersi?. “I Piani regolatori – avverte Caroni – devono essere accompagnati da uno Studio sul rischio idrogeologico, cosa che in parte e’ attuata, perlomeno nei comuni maggiori“. Poi, certo, bisogna rispettare quanto stabilito dagli Studi, rispettare la natura ed evitare i condoni edilizi.