
E’certamente uno degli eventi più importanti di tutto il Sistema Solare. Un filamento magnetico oscuro delle dimensioni di oltre 800.000 chilometri da un estremo all’altro, si sta sviluppando diagonalmente attraverso l’emisfero solare. Il Solar Dynamics Observatory della NASA l’ha ripreso nella lunghezza d’onda ultravioletta qualche ora fa. Se tale filamento dovesse divenire instabile, come molto spesso sono inclini a fare, potrebbe crollare e colpire la superficie solare posta sotto di esso, ed innescare un flare Hyder. Parte del filamento è già esploso in precedenza, ma la Terra non era nella traiettoria quando le linee contorte si sono spezzate. Questo evento invece ci porrebbe in prima linea, a causa della posizione centrale del filamento sul disco solare. I flare o brillamenti, sono una violenta eruzione di materia che esplode dalla fotosfera del Sole (ma di una stella in genere), con un’energia equivalente a varie decine di milioni di bombe atomiche. Sono osservati generalmente dalla Terra utilizzando filtri a banda stretta, tipicamente con una larghezza della banda inferiore a 0,1 nm, e spesso centrati sulla lunghezza d’onda di 656,3 nm. La maggior parte dei flare si verificano intorno a regioni attive associate a gruppi di macchie solari. Tuttavia, di tanto in tanto, si osservano ben lontani da una regione attiva o da un gruppo organizzato di macchie solari. Sono invariabilmente associati all’improvvisa scomparsa di un grande filamento scuro solare, e prendono proprio il nome di Hyder Flare. Nel 1938 Max Waldmeier scrisse un articolo dove descriveva il fenomeno, ma fu lasciato a Charles Hyder la postulazione il meccanismo esatto di questi improvvisi bagliori. Dopo la tesi e il dottorato presso l’università del Colorado a Boulder nel 1964, Hyder pubblicò tre anni dopo due documenti nel secondo volume della rivista Solar Physics, dove discusse il meccanismo dettagliato degli Hyder flare. Fu successivamente parte del (US) Air Force Cambridge Research Laboratories a Sacramento Peak Observatory nel New Mexico. Nonostante lui non fu il primo ad osservarli, il nome deriva proprio da questo scienziato. Come accennato in precedenza, questi tipi di flare si verificano lontano da una regione attiva o da un gruppo di macchie solari e sono associati con la scomparsa improvvisa di un filamento scuro. La comparsa di questi brillamenti possono variare da una serie di nodi luminosi su uno o entrambi i lati del filamento (o meglio, la posizione precedentemente occupata dal filamento), ad un bagliore singolo o doppio. Una caratteristica interessante dei brillamenti Hyder è che di solito si sviluppano o raggiungono la massima illuminazione molto più lentamente di quanto non facciano i flare più comuni associati alle regioni attive. I flare Hyder più grandi possono impiegare da 30 a 60 minuti per salire ad un picco di intensità, e poi possono durare anche per diverse ore. Sebbene possano raggiungere una vasta area, di solito hanno un’intensità relativamente bassa