Di seguito le principali questioni in agenda alla Conferenza sul Clima dell’Onu in programma a Durban a partire da lunedì prossimo.
- IL FUTURO DEL PROTOCOLLO DI KYOTO: in mancanza di una accordo globale il Protocollo rimane il solo Trattato a fissare degli obbiettivi di riduzione dei gas serra per i Paesi industrializzati (ad accezione degli Stati Uniti, che non l’hanno ratificato). In discussione è il suo prolungamento oltre il 2012, data in cui scade la validità quinquennale: difficile tuttavia che i Paesi membri vogliano mantenere i loro impegni se non saranno coinvolti anche gli Stati Uniti e i grandi Paesi emergenti, principali inquinatori; attualmente il Protocollo copre solo il 30% delle emissioni globali.
- UN NUOVO QUADRO GIURIDICO A LUNGO TERMINE: in cambio di un secondo periodo di adesione al Prootcollo di Kyoto l’Unione Europea auspica che a Durban si gettino le basi per una “road map” che coinvolga tutte le grandi economie per giungere a un Trattato vincolante globale che potrebbe essere firmato entro il 2015; la posizione di Stati Uniti e Cina sarà in questo caso determinante.
- FINAZIAMENTI: nel vertice di Copenhaghen del 2009 i Paesi industrializzati si erano impegnati a stanziare 100 miliardi di dollari a favore di quelli più poveri entro il 2020; parte dei fondi dovrebbero finire su uno speciale “Fondo Verde” dell’Onu le cui caratteristiche sono state decise l’anno scorso al vertice di Cancun; gli Stati Uniti preferirebbero tuttavia che la gestione dei fondi fosse affidata a organismi già esistenti come la Banca Mondiale. Quanto alle fonti di finanziamento, le idee sul tappeto sono delle speciali tasse sui trasporti aerei o marittimi o sulle transazioni finanziarie.
- APPLICAZIONE DEGLI ACCORDI DI CANCUN: oltre a decidere del “Fondo Verde”, a Durban occorreranno progressi su alcune questioni approvate l’anno scorso, come l’adattamento (ovvero le misure da applicare per affrontare i cambiamenti climatici), l’aiuto tecnologico ai Paesi in via di sviluppo e la lotta alla deforestazione.
