Avanti tutta verso un unico accordo globale vincolante, al massimo per il 2020. L’Unione europea punta ad incassare una roadmap verso questo obiettivo alla Conferenza Onu sul clima, al via oggi a Durban. ”A Copenaghen i leader del Pianeta si sono impegnati a contenere il riscaldamento globale entro i due gradi centigradi e ora e’ il momento di mostrare cosa significa” ha detto il commissario europeo al Clima, Connie Hedegaard, alla vigilia della conferenza in Sudafrica (Cop17). ”L’Ue – ha aggiunto il ministro polacco dell’Ambiente, Marcin Korolec, per la presidenza di turno dell’Ue – e’ aperta ad un secondo periodo di impegno di Kyoto, alle nostre condizioni”, cioe’ una roadmap e delle scadenze per arrivare ad un accordo che includa le principali economie mondiali. Nel bilancio globale, l’Ue pesa sull’11% delle emissioni del Pianeta, contro un 18% degli Usa o il 24% della Cina. Il solo impegno europeo quindi non inciderebbe abbastanza nella lotta contro l’emergenza clima. Secondo Bruxelles, Durban dovra’ rendere operative le decisioni prese l’anno scorso a Cancun, in Messico e affrontare le questioni principali che non sono state ancora risolte. Dal punto di vista finanziario, l’Ue a Durban confermera’ il rispetto degli impegni assunti per il cosiddetto fondo ‘Fast start’ per i paesi in via di sviluppo nella lotta contro i cambiamenti climatici, di circa 7,2 miliardi di euro. Due terzi del totale, cioe’ 4,68 miliardi, finora sono stati gia’ mobilitati. Le risorse europee su questo fronte costituiscono quasi un terzo della cifra complessiva del fondo, quasi 30 miliardi di dollari, concordati alla conferenza di Copenaghen. A Durban gli Stati membri dell’Ue possono contare su un forte sostegno degli eurodeputati, che in una recente risoluzione hanno chiesto all’Europa di assumere la leadership del vertice e battersi per proseguire oltre il 2012 il taglio della CO2 prevista dal protocollo di Kyoto. ”La crisi economica – ha detto il presidente della Commissione ambiente del Parlamento europeo, il tedesco Jo Leinen – non deve essere usata come pretesto per non agire”, proponendo un obiettivo piu’ ambizioso di quello degli Stati membri, cioe’ ”lavorare con gli altri paesi su una roadmap per garantire un trattato comprensivo sul clima entro il 2015 al massimo”
