Si stanno celebrando stamattina nella chiesa di San Giovanni, a Monterosso, i funerali di Sandro Usai, il volontario di protezione civile ucciso dall’onda di fango mentre tentava di aiutare la popolazione alluvionata di Monterosso, nelle Cinque Terre, martedì scorso. Al feretro sono stati appoggiati due piccoli mazzi di fiori, uno del Comune di Arbus – il paese sardo di residenza di Usai – e uno del Comune di Monterosso. Sul coperchio un mazzo di piccole orchidee e le lacrime della moglie Elena, che non ha abbandonato un istante la bara. Piange, fuori dalla chiesa Carlo Castellani, caposquadra di Usai, che lo ricorda come una persona sempre pronta ad aiutare gli altri.
Il Dipartimento della Protezione Civile ha espresso stamattina il suo cordoglio per la scomparsa di Sandro Usai con questa nota: “il sistema nazionale di protezione civile rivolge le condoglianze ai familiari di Sandro che in queste ore sta affrontando un dolore straziante. In particolare alla signora Elena Usai, moglie del soccorritore, il capo dipartimento, Franco Gabrielli, ha voluto far pervenire un messaggio di vicinanza. Oggi, pur addolorati e affranti non possiamo che rivolgere un grazie a Sandro per quello che ci ha insegnato e per il tesoro che, con il suo gesto, ci ha consegnato. Tesoro che custodiremo con lo stesso geloso orgoglio di averlo avuto al nostro fianco nello straordinario mondo del volontariato di Protezione Civile. Si rinnovano inoltre la stima e l’ammirazione per tutti coloro che quotidianamente nel nostro Paese offrono il loro impegno attraverso l’attivita’ di volontariato, contribuendo alla tutela del territorio e soprattutto alla salvaguardia di vite umane anche a rischio della propria“.
Ieri il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha avviato le procedure per attribuire a Usai la medaglia d’oro al valor civile.
La storia di Sandro Usai ricorca quella di Simone Neri, l’eroe di Giampilieri che, nel Messinese Jonico durante l’alluvione del 1° ottobre 2009 trasse in salvo 8 persone, tra cui molti bambini, prima di arrendersi alla furia del fango. Anche i suoi familiari ricevettero da Napolitano la medaglia d’oro al valor civile.
Simone Neri era un sottocapo di prima classe della Marina che dopo 9 giorni da quella tragedia avrebbe compiuto 30 anni. Ha salvato otto persone, sacrificando la sua vita. Il giovane, infatti, nonostante fosse in salvo dal nubifragio, raccolse le richieste di aiuto che sentiva attorno a sé. Cominciò a portare in salvo parenti e amici, accompagnandoli sul tetto di una casa mentre il fango invadeva il primo e il secondo piano delle abitazioni. Poi alle 21 l’ultima telefonata alla sua fidanzata “C’è un bambino che piange, vado a salvarlo. Qualsiasi cosa succeda, ricordati che io ti amo”. Quel bambino oggi è vivo grazie a Simone, che però non ce l’ha fatta ed è stato investito dal fango che l’ha ucciso.
Sono gesti eroici che la nostra società non può dimenticare. E’ l’animo più buono, pulito e altruista di quell’Italia che, al mondo, non è seconda a nessuno e che si esalta nei momenti più tragici e difficili.
Ciao e grazie, Sandro. Adesso anche tu con Simone sei un angelo in più che veglia su di noi.
