C’è acqua su Marte? Questa domanda è stata discussa per oltre un secolo e mezzo con pareri discordi in campo scientifico e le recenti missioni verso il pianeta rosso stanno fornendo informazioni utili per rispondere a questa domanda. Percival Lowell (1855-1916), uno degli astronomi più importanti del XX secolo, e costruttore dell’osservatorio Lowell di Mars Hill, in Arizona, aveva scritto tre libri, sostenendo di aver osservato una serie di canali sul pianeta rosso, atti a portare l’acqua su tutto il globo. Egli pensava che questi canali potessero essere stati concepiti nel tentativo di salvare il loro pianeta dalla siccità. Lowell credeva infatti che il pianeta in un passato fosse rigoglioso, con una vegetazione lussureggiante, anche se a quei tempi risultava già desertificato. Le calotte polari quindi erano l’unica fonte di acqua residua, e i canali avrebbero distribuito l’acqua proprio da quelle aree. E’ stato il brillante ed eccentrico evoluzionista Alfred Russel Wallace (1823-1913), partner di Charles Darwin alla scoperta della teoria della selezione naturale, che ridimensionò questa rete illusoria di canali marziani. Sempre curioso e intellettualmente e fisicamente avventuroso, Alfred Russel Wallace nel 1907, all’età di 84 anni, scrisse il suo libro, Marte è abitabile? Ecco qualche citazione: “L’immensità di questo sistema, e la sua crescita costante durante quindici anni di osservazioni persistenti, hanno completamente preso possesso della sua mente (di Lowell, ndr), che ha dichiarato che i canali non sono di origine naturale…tanto da richiedere la presenza di esseri altamente intelligenti che li hanno progettati e costruiti nonostante le innumerevoli difficoltà ad ottenere delle prove. Egli non ha mai nemmeno discusso le inadeguate fonti di approvvigionamento idrico per le quali in tutto il mondo di irrigazione, o l’irrazionalità estrema di costruzione di un sistema di canali così vasto da cui per evaporazione, se esposti a condizioni desertiche, come lui stesso descrive, avrebbero utilizzato fino dieci volte, ignorando la completa ignoranza e la stupidità di questi esseri presunti molto superiori“. Sessant’anni dopo, si sperava che il progresso tecnologico avrebbe finalmente risolto la questione di acqua su Marte. Quando gli scienziati ricercano la vita su un mondo lontano e inesplorato, la prima regola è: “Segui l’acqua!” Infatti, tutti gli interessi nel tempo sono stati rivolti all’acqua su Marte, e naturalmente questa è stata sempre una ricerca indiretta per scoprire forme di vita aliene. Per quanto riguarda la nostra stessa esperienza infatti, la vita può sopravvivere solo in prossimità dell’acqua. Nel 1971, la sonda Mariner 9, fotografò quasi tutta la superficie di Marte a distanza ravvicinata, senza scoprire i famosi canali, ma le foto hanno rivelato che sembravano letti di fiumi asciutti e canali alluvionali formati da acqua (o per lo meno liquido) in un passato. I voli della sonda Mariner di cinquanta anni fa non erano in grado però di dimostrare se l’acqua marziana fosse esistita o meno, ma i crateri e il paesaggio brullo e apparentemente arido, scoraggiavano i possibili credenti di forme di vita marziane. Oggi, nuove prove sembrano dimostrare sempre più probabilmente che Marte ha effettivamente ospitato in passato molta acqua sulla sua superficie, e si suppone che possa ancora averne grandi quantità nel sottosuolo. Nel 2004, lo spettrometro del rover Opportunity su Marte, ha mostrato che alcune rocce contengono la jarosite, che è un minerale che si trova anche qui sulla Terra. Questo solfato idrato di potassio e ferro sembra essere sparso su una pianura marziana dove solfati alcalini e argille sono abbondanti. Cosa c’è di interessante nella jarosite? Gli scienziati hanno concluso che non può che formarsi in presenza di acqua, ma richiede condizioni molto secche per la sua conservazione. All’Università di mineralogia di Syracuse, 
Dai canali marziani alle foto moderne; l’acqua su Marte, un mistero mai risolto
Credit: NASA