“E’ necessario un accordo concreto e vincolante” continua Zoratti, “perche’ gli impatti del cambiamento climatico sono gia’ evidenti e colpiscono in primis le comunita’ piu’ fragili. Le recenti inondazioni in Thailandia, dovute a piogge monsoniche estreme, cosi’ come le siccita’ devastanti che si stanno vivendo nel Corno d’Africa e in alcune zone del Pacifico dimostrano come il tempo stia scadendo“. Secondo il dipartimento dell’energia degli Stati Uniti le emissioni globali di gas climalteranti nel 2010 hanno subito un aumento inaspettato, +6%, nonostante la crisi economica, rispetto ai dati 2009. Una situazione che supera addirittura lo scenario peggiore ipotizzato dall’IPCC, il Panel internazionale di esperti, solamente 4 anni fa.
“Centinaia di milioni di piccoli produttori sono a rischio” conclude Zoratti, “ed il paradosso e’ che gli impatti piu’ pesanti verranno subiti nelle zone piu’ povere, come l’Africa Subsahariana. C’e’ quindi bisogno di una forte mobilitazione delle coscienze, che parta dal cambiamento di stili di vita verso modelli sostenibili, ma che parli anche di una forte pressione sui Governi perche’ assumano la questione del cambiamento climatico come una priorita’ al pari della crisi economica e finanziaria“. La realta’ e’ che la situazione congiunturale, con lo crisi dei debiti sovrani, rischia di mettere definitivamente in un angolo ogni possibilita’ di stanziamento di risorse economiche per sostenere la riduzione delle emissioni e l’adattamento ai cambiamenti climatici.
Il vertice di Durban inizia male: la crisi economica condiziona i negoziati sul clima
