L’intensa ondata di maltempo che ha flagellato buona parte del messinese e l’alto catanese è da imputare all’insorgenza di imponenti nuclei temporaleschi, dalle caratteristiche autorigeneranti, nati lungo il versante orientali dell’Etna e dei Peloritani. Il fenomeno odierno ormai è molto noto, soprattutto agli esperti meteo e ai meteoappasionati che conoscono nei dettagli le peculiarità del microclima dello stretto e dei dintorni. Si tratta della cosiddetta “Onda temporalesca peloritana”, ossia di un fronte temporalesco (che può essere molto esteso propagandosi sino alla Calabria centro-meridionale) che si sviluppa lungo il versante orientale dei monti Peloritani in occasione della formazione di una particolare linea di convergenza fra un umido e caldo flusso sciroccale, in risalita dal basso Ionio nei bassi strati, che interagisce con correnti più fredde e molto instabili, da SO, in quota (a circa 4000-5000 metri), che scorrono a gran velocità sopra il crinale dell’Etna e delle creste peloritane. Stavolta, durante questo nuovo episodio di “Onda temporalesca peloritana”, la convergenza è nata in prossimità delle coste del dell’alto catanese e del messinese ionico, fra un corridoio di umidissime correnti da S-SO, in quota (500 hpa), che dal Canale di Sicilia e dallo Ionio risalivano verso la Calabria e l’area del golfo di Taranto, mentre nei bassi strati insisteva una moderata componente sciroccale su tutto lo Ionio, richiamata dalla circolazione depressionaria, dalle caratteristiche tropicali, in fase di colmamento lungo le coste della Francia sud-orientale. Dallo scontro fra le differenti masse d’aria si è sviluppata questo imponente sistema temporalesco, organizzato in più cellule, che si è rapidamente evoluto in una grossa Supercella (o Mesociclone) che si è allontanata verso la Calabria centro-meriodionale, proseguendo durante le ore serali in direzione del versante ionico calabrese, del materano, golfo di Taranto e Salento, dove si sono scatenati forti temporali che localmente, in alcune zone, hanno assunto carattere di vero e proprio nubifragio, con rain/rate particolarmente elevati.
L’ondata di maltempo che ha investito il messinese e l’area dello stretto, in particolare la città di Messina, è stata davvero importante, ma non si può parlare certamente di un evento eccezionale o particolarmente violente. Sarebbe falso affermare che questa fase temporalesca, peraltro tipica per un mese particolarmente piovoso come Novembre, abbia presentato dei caratteri eccezionali, come qualcuno si affretta a sostenere per semplice superficialità. Le ondate di maltempo eccezionali sono ben altre, tanto per intenderci basta ricordare alcune date nefaste, molto recenti, come il 25 Ottobre 2007 o il terribile 1 Ottobre 2009 per farci capire le notevoli differenze. Ma la storia cittadina ci narra di eventi ancora più distruttivi, come l’alluvione che sommerse Giampilieri e i comuni limitrofi nel Novembre del 1929 o la più tragica inondazione che flagellò il centro di Messina nel 1864, con interi quartieri rimasti interrati. La particolarità di questo episodio perturbato sta nel fatto che il grosso delle precipitazioni si è concentrato, non tanto sulla fascia litoranea da Giardini Naxos a Messina centro (come capita sovente), quanto sulle alture dei Peloritani centro-meridionali e sulle vallate interne, dove molte località hanno registrato accumuli di oltre i 100-120 mm in meno di 4 ore di forti rovesci temporaleschi. Su tutti spiccano i dati della Caserma di Ziriò (comune di Saponara), posta sui colli sopra la città di Messina, dove si sono superati i 150 mm, ma anche il dato di Saponara parla da solo con gli oltre 150 mm caduti in pochissime ore di diluvio. Spostandoci più a sud il dato più rilevante è quello della stazione di Antillo (che con lo Scirocco può vedere veri e propri diluvi), splendido paese collocato all’interno della Valle d’Agrò, dove il pluviometro della locale stazione meteorologica ha superato i 120 mm.
