
“Una misura cosi’ delicata che ha profonde implicazioni per la fisica, richiede un eccezionale di livello di approfondimento“, commenta Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. “L’esperimento Opera, grazie al particolare adattamento dei fasci dei neutrini del Cern, ha realizzato un test importante per la consistenza dei suoi risultati“. “Il risultato positivo dei test ci rende piu’ fiduciosi sulle misure anche se -avverte Ferroni– la parola decisiva puo’ essere detta solo dalla realizzazione di esperimenti analoghi in qualche parte del mondo“. Proprio ieri la Collaborazione Opera ha sottomesso il paper sulle misure della velocita’ dei neutrini alla rivista scientifica Jhep e, contemporaneamente, al sito ArXiv. Quest’ultimo lo mettera’ online proprio nelle prime ore di domani, venerdi’ 18 novembre. Il periodo passato dal seminario tenuto il 27 settembre scorso al Cern e’ stato dunque utilizzato dagli scienziati sia per preparare un preprint piu’ ‘leggibile’, incorporandovi anche suggerimenti arrivati da tutta la comunita’ scientifica, sia per verificare ulteriormente i principali argomenti dell’analisi dei dati, sia per condurre nuovi test con i particolari fasci di neutrini dal Cern.
Questi fasci, spiegano gli scienziati, sono caratterizzati “da una migliore definizione del ‘tempo di estrazione’ dei protoni. I ‘pacchetti’ di neutrini, cioe’, sono lunghi solo tre nanosecondi e spaziati gli uni dagli altri di 524 nanosecondi. Molto piu’ stretti e separati -spiegano gli scienziati- rispetto a quelli della misura annunciata a settembre: in quel caso i fasci duravano 10.500 nanosecondi ed erano distanziati da 50 mln di nanosecondi“. “Questi test hanno permesso di prendere una misura piu’ accurata della velocita’ di neutrini -proseguono gli scienziati- utilizzando peraltro una minore intensita’ dei fasci. In questa fase Opera ha collezionato 20 eventi analizzati individualmente: altri potranno essere registrati nei test previsti per il 2012“. “Questo traguardo -continuano gli scienziati- e’ stato reso possibile da una stretta collaborazione con il team del Cern che lavora sugli acceleratori. La collaborazione Opera continuera’ a prendere dati nel corso del 2012 anche utilizzando al Cern un nuovo rivelatore di muoni collocato dietro l’assorbitore di adroni che consentira’ -concludono gli scienziati- di realizzare ulteriori studi indipendenti“.