Radiografia del temporale autorigenerante che ha causato la tragica alluvione del messinese tirrenico

Il tragico evento alluvionale che lo scorso martedi 22 Novembre 2011 ha colpito e affondato una vasta area del messinese tirrenico, da Barcellona Pozzo di Gotto fino ai comuni di Saponara, Rometta, Monforte e Villafranca tirrena, è stato causato da un violentissimo temporale autorigenerante che si è sviluppato nell’immediato retroterra montuoso in una situazione pienamente sciroccale. Tutto è nato nella prima mattinata di martedi, tra il versante settentrionale dell’Etna e i crinali dei Peloritani meridionali. quando una parte dell’aria tiepida e molto umida (massa d’aria di genesi sub-tropicale continentale nord-africana), portata dall’impetuoso flusso sciroccale che risaliva dal mar Libico e dal basso Ionio, si è incanalata dentro la vallata dell’Alcantara e la valle d’Agrò. Qui l’aria molto mite e carica di umidità, sotto la spinta del forte vento di Scirocco, penetrando per chilometri dentro l’entroterra, per una “forzatura orografica”, lungo la parte finale dell’Alcantara e della valle d’Agrò (ecco perchè parliamo di “effetto Alcantara-Agrò“), è costretta a sollevarasi verso l’alto, in vista dei primi comprensori montuosi interni che rappresentano il crinale più elevato dei Peloritani meridionali e dei rilievi della dorsale nebroidea. Salendo di quota, in modo a volte anche piuttosto brusco e turbolento, la massa d’aria mite e molto umida, di origine sub-tropicale, tenderà a raffreddarsi favorendo la rapida condensazione del vapore acqueo e il successivo sviluppo di imponenti annuvolamenti cumuliformi (Cumuli, Congesti, Cumulonembi) lungo il crinale esposto a sud. Tale processo, di chiara matrice orografica, porta alla realizzazione di intensi moti convettivi che favoriscono un ulteriore sviluppo ed espansione verso l’alto degli addensamenti cumuliformi che salendo di quota tendono ad essere toccati da un forte getto meridionale, in genere o da Sud o Sud-ovest, che scorre a gran velocità sopra la catena montuosa, solitamente ad una quota superiore ai 4000-5000 metri.
Il forte getto in quota, che scorre da Sud o da Sud-ovest, oltre a dare ulteriore vigore alle cumulogenesi orografiche, riesce anche a farle tracimare sull’altro versante (quello sottovento), ossia quello che si affaccia al Tirreno. Durante questa fase, molto spesso, come lo scorso 22 Novembre, capita che l’aria calda e umida spinta dallo Scirocco dentro la vallata dell’Alcantara vada ad innescare l’insorgenza di un maestoso Cumulonembo tra il versante nord-orientale dell’Etna e i Peloritani meridionali, quasi a ridosso della Montagna Grande (il punto più elevato dei Peloritani). Costantemente alimentato dall’aria calda e umida sub-tropicale in sfondamento dallo Ionio il Cumulonembo orografico nato sottovento all’Etna si è notevolmente ingrossato crescendo in altezza, con un notevole “updraft” derivato dall’impetuoso “inflow” (la corrente ascendente che spinge l’aria calda dal suolo fino alla base del Cumulonembo) che si è formato nella parte più alta dell’Alcantara, a ridosso degli ultimi contraforti dei Peloritani meridionali. Una volta sfondata la media-alto troposfera, sotto la spinta del fortissima getto da SO, il Cumulonembo cosi formato si è notevolmente inclinato con il proprio asse verso l’area tirrenica, estendendo il proprio corpo centrale verso l’area di Castroreale, Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo e la valle del Mela, dove già dalla prima mattinata sono cominciati i primi diluvi, rotti da fulmini e tuoni veramente fragorosi. Le precipitazioni sono state cosi persistenti, forti e violente, a tratti, da lasciare accumuli di circa 300-400 mm sulle alture che circondano la piana tra Barcellona e Milazzo.

Il sistema convettivo autorigenerante mentre si sposta verso Saponara assumendo la classica forma a V

Progredendo verso il barcellonese, milazzese e la vallata del Mela il sistema convettivo, di origini orografiche, ha assunto piene caratteristiche autorigeranti grazie alla presenza in loco di una intensa area di convergenza (permanente per varie ore) fra l’umido e mite flusso da sud-est (molto intenso sul versante est dei Peloritani), insistente nei bassi strati, e aria molto più fredda e altamente instabile, da SO, in scorrimento nella media troposfera (alla quota di circa 500 hpa). Questa particolare situazione sinottica ha creato i giusti presupposti per dare una continua alimentazione al sistema temporalesco, rendendolo quasi stazionario sul luogo, grazie anche al forte “gradiente termico verticale” (differenze di temperatura alle varie quote) e a un notevolissimo “Wind-Shear”(variazione di velocità e direzione del vento man mano che si sale di quota) che ha esaltato la convenzione, facendo scoppiare l’intero sistema convettivo (a ciò si devono le continue fulminazioni a fondoscala). Tutti questi elementi appena descritti, rimanendo inalterati per ore, hanno poi tramutato il grosso temporale ad asse obliquo in un sistema temporalesco a Mesoscala lineare, classificabile come un modello “Enhanced-V” con la classica V finale. Questi temporali una volta erano rari sul Mediterraneo, ora, negli ultimi anni, complice anche l’aumento della temperatura media dei mari, stanno divendo sempre più frequenti e spesso, purtroppo, sono i principali responsabili delle terribili alluvioni che recentemente hanno cagionato morti e feriti in vari angoli d’Italia (dalla Liguria alla Sicilia).

La flanking line del temporale vista da Gesso.Foto a cura di Rosamaria Arcuraci

I temporali del tipo “Enhanced-V” sono caratterizzati da una forma piuttosto lineare, come quella di una “Squall Line” (linea temporalesca) associata al passaggio di un fronte freddo, assumendo la caratteristica conformazione a V, ben individuabile dalle moviole satellitari o dal radar. Questi temporali sono molto temuti, soprattutto durante la navigazione aerea, a causa delle violentissime turbolenze che possono propagare anche al di fuori dei Cumulonembi. Le celle più intense stanno proprio lungo il vertice della V, sul versante Sud o Sud-ovest, dove si concentrano i fenomeni più violenti ed estremi. Difatti le cellule che si sviluppano lungo la punta, non avendo nulla a sud che possa rubare l’aria calda e umida destinata a loro, tendono ad assumere le caratteristiche di una Supercella classica, con moto rotatorio, tanto da essere confuse con essa, anche se la Supercella ha una struttura differente. Da osservazione riscontrate sul campo e grazie alle tante fotografie inviate dalle zone alluvionate, nel momento della fase precipitativa, è stato possibile individuare anche la cosiddetta flanking line del temporale, ossia quella linea di Cumuli medi e Cumuli Congesti, in fase di ulteriore sviluppo, che si forma lungo la coda del grosso Mesociclone (e viene risucchiata da esso), sul lato sud/sud-ovest. La flanking line, in questo caso, è stata alimentata in modo massiccio dai continui Cumuli orografici che si formavano sul crinale orientale dei Peloritani (lato Messina città) e sotto la spinta dell’impetuoso Scirocco venivano spinti a gran velocità lungo il versante tirrenico (sottovento) in direzione della massa temporalesca, nel punto dove scoppiava l'”updraft”. Questo particolare, di non poco conto, potrebbe farci sospettare che il super temporale, responsabile dell’alluvione che ha colpito Barcellona Pozzo di Gotto e Saponara, è rimasto più stazionario del dovuto, lungo le coste nord-orientali siciliane, a causa dell’intensa iniezione di cumulogenesi orografiche, pilotate dall’intenso flusso sciroccale che ha sferzato lo stretto di Messina e la dorsale peloritana fino alla serata successiva.

Il sistema temporalesco a V mentre si allontana sul basso Tirreno

Le continue cumulogenesi, in sfondamento dai Peloritani, molto probabilmente, avranno avuto un ruolo molto importante nella tenuta in vita del cosiddetto “Mesociclone lineare”, favorendo al contempo una sua diretta estensione verso nord-est, con un successivo interessamento del comune di Villafranca tirrena e delle frazioni più settentrionali di Messina, da Ortoliuzzo fino a Rodia, S.Saba e Capo Rasocolmo, dove le forti precipitazioni temporalesche, a tratti davvero molto violente, con elevati rain/rate, sono sopraggiunte subito dopo il disastro che ha colpito Saponara e le frazioni limitrofe. In tarda serata, lasciando definitivamente l’area di Ortoliuzzo, Rodia e Capo Rasocolmo, il compatto nucleo temporalesco a V, pur finendo sopra l’ancora caldo basso Tirreno, è andato rapidamente a perdere potenza, indebolendosi progressivamente man mano che sfilava in direzione delle coste vibonesi e del catanzarese, visto il venir meno della flanking line sul  versante sottovento ai monti Peloritani e il contemporaneo calo del flusso sciroccale nei bassi strati che fungeva da contrasto al fortissimo getto da SO presente in alta quota.