“Se il 31 dicembre dello scorso anno, l’unica notizia sull’Italia data dalla BBC era che il nostro era il primo paese plastic bag free, dopo 12 mesi – spiega l’ex ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo – la lobby dei plastificatori, che evidentemente ha agganci potenti all’interno dei ministeri, puo’ esultare, in barba alla qualita’ dell’ambiente. La battaglia contro la dispersione dei sacchetti di plastica – che ha reso l’Italia protagonista in Europa e sta stimolando l’Ue ad adottare una piu’ rigida normativa comunitaria – ha subito una grave battuta d’arresto. Purtroppo quando cambiano i governi, come spesso accade, c’e’ chi ne approfitta per fare marcia indietro. Ma se oggi c’e’ chi canta vittoria perche’ la norma sugli shopper non piu’ nel “mille proroghe”, io dico che gia’ il testo annunciato, e poi cancellato, di fatto faceva rientrare dalla finestra gli shopper che erano stati cacciati dalla porta. Infatti consentire produzione di sacchetti di spessore superiore a 150 micron, rinviando ad una successiva normativa la eventuale regolamentazione, come era ipotizzato nel testo, di fatto avrebbe vanificato gran parte del divieto imposto a fine 2010“. “Se si vuole seriamente contrastare l’uso e l’abuso dei sacchetti nocivi per l’ambiente – aggiunge la Prestigiacomo – bisogna fissare uno spessore minimo serio e pesante (e 150 micron non lo e’ di certo) capace di dissuadere la produzione e la commercializzazione di contenitori di plastiche nocive “usa e getta”. Dispiace che la vicenda abbia preso questa piega ed invito i ministri Clini e Passera ad un sollecito rimedio, perche’ questa piccola grande rivoluzione per l’ambiente e’ stata accettata dagli italiani con grande sensibilita’ e il Ministero ha fatto con soldi pubblici una fortunata ed efficace campagna di sensibilizzazione sul tema. Sarebbe davvero grottesco spendere ora altri soldi pubblici per dire: “scusate avevamo sbagliato“.