In Italia ci sono quasi 10 milioni (9,5 milioni) di ettari che potrebbero subire interventi di restauro forestale. Pari a un terzo del territorio nazionale, questa ”grande opera di rinaturalizzazione” renderebbe ”l’Italia piu’ sicura, sia nella lotta al dissesto idrogeologico del suolo che nell’inquinamento”. Sono alcune osservazioni emerse dalla conferenza ‘Le risorse forestali nazionali e i servizi ecosistemici. Il ruolo delle Istituzioni’ organizzata dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Secondo lo studio – derivato dal World resources institute – il restauro forestale rappresenta un’opportunita’ per il nostro Paese, dove si potrebbe avviare a foreste per la produzione di legno un milione di ettari, e altri 8,5 per azioni di restauro a mosaico: cioe’, spiega Lorenzo Ciccarese, responsabile del settore Foreste e fauna selvatica dell’Ispra, ”piccoli interventi in cui si mischiano diversi aspetti per il recupero dell’uso del suolo”, per le aree agricole, urbane e industriali. La scienza – osserva Ciccarese – puo’ fornire le indicazioni per ”fare questa grande opera di restauro ambientale”. In genere, aggiunge, ”gli interventi maggiori sono possibili nelle aree del sud, dove e’ piu’ evidente il fenomeno dell’abbandono” pari a 3 milioni di ettari negli ultimi 30 anni (secondo l’Istat). Gli alberi – secondo lo studio – sono indispensabili per la mitigazione del clima, il contenimento dei rumori e dell’inquinamento, il risanamento dei suoli, delle aree umide e dei corsi d’acqua deteriorati, il miglioramento del paesaggio. Ma nonostante cio’, conclude il presidente dell’Ispra Bernardo De Bernardinis ”il ritmo di deforestazione globale rimane allarmante”.
