A Durban, al XVII Vertice dell’Onu sul Cambiamento climatico (COP17), i negoziati stanno per dare il ‘via libera’ al nuovo Fondo Verde per il Clima, che aiutera’ i Paesi poveri ad affrontare il surriscaldamento globale e li spingera’ a un nuovo sforzo globale per la lotta al cambiamento climatico. I Paesi ricchi si sono impegnati a versare fino a 100 miliardi di dollari all’anno dal 2020 per aiutare i Paesi piu’ svantaggiati e piu’ direttamente colpiti dall’aumento della temperature e dal maltempo conseguente. Ma i critici dicono che il Fondo potrebbe rimanere un guscio vuoto, a meno che non vi sia un accordo piu’ generale e su come spendere il denaro. E sull’accordo globale, il traguardo ancora non si vede e anzi rischia di sfuggire per i veti incrociati e le reciproche diffidenze. Gli Usa si dicono ottimismo sull’intesa sul Fondo Globale (“Ho una discreta fiducia”, ha detto l’inviato speciale per il clima, Todd Stern) e tuttavia ammettono che devono essere superati ancora alcuni ostacoli (per esempio, da dove proverranno i finanziamenti a lungo termine e come valutare le esigenze dei Paesi piu’ poveri). Ma quello che e’ ancora lontano e’ l’accordo sul negoziato piu’ ampio. Piu’ di 190 Paesi sono riuniti da ormai quasi due settimane in Sudafrica, sotto l’egida delle Nazione Unite, con l’obiettivo di mettere in moto una dinamica per ridurre drasticamente le emissioni globali di diossido di carbonio (CO2), nel tentativo di limitare l’effetto serra e l’aumento della temperatura del pianeta. Le discussioni, iniziate il 28 novembre, si sono concentrate sul seguito da dare al Protocollo di Kyoto. Firmato nel 1997 e in vigore dal 2005, il Protocollo – che scade alla fine del prossimo anno- stabilisce impegni legalmente vincolanti per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra di 37 Paesi industrializzati (con l’eccezione degli Usa che non hanno mai ratificato l’accordo). I negoziatori del COP17 cercano di trovare l’accordo su una seconda fase che serva da transizione a un nuovo accordo internazionale legalmente vincolante. L’Ue ha detto che e’ disponibile alla firme di un protocollo aggiornato del Kyoto, ma che vuole assicurazioni che gli emettitori piu’ grandi – Usa, Cina e India, in primis, che rappresentano quasi il 50 per cento delle emissioni di carbonio del mondo- firmeranno anche loro. I Paesi in via di sviluppo considerano cruciale che le economie occidentali ratifichino questo secondo periodo, mentre Russia, Giappone e Canada non vogliono rinnovare il trattato se i loro concorrenti commerciali, Cina, India e Usa, non assumano impegni simili. Insomma veti incrociati e reciproche diffidenze rischiano di far naufragare ogni sforzo.
