Dati e riepilogo della furiosa libecciata di venerdi: raggiunti i 191 km/h sull’Appennino Tosco/Emiliano

L'onda lunga di scaduta da SO che ha interessato le coste liguri

Lo scorso venerdi 16 Dicembre l’Italia è stata battuta da una forte bufera di venti di Libeccio che ha sferzato buona parte delle nostre regioni, assumendo carattere di vera e propria tempesta, con valori ben oltre forza 10 nella scala Beaufort (quella che misura l’intensità del vento in base ai km/h e ai nodi). In alcune aree, specie fra Liguria, Sardegna, Toscana e Marche, il vento è stato cosi furioso da far registrare raffiche ben oltre i 120-130 km/h a bassa quota, nei punti maggiormente esposti. Se già nei bassi strati, al di sotto dei 400-500 metri di altezza, si sono oltrepassati, agevolmente, i 120-130 km/h, in quota, lungo i principali valichi appenninici, come sulle creste alpine, le raffiche di picco sono divenute davvero estreme, con punte ben oltre i 170-180 km/h, localmente anche più. Fino ad ora la massima raffica di picco registrata sul territorio nazionale, durante la tremenda libecciata, si è avuta in un valico dell’Appennino tosco-Emiliano, dove la stazione meteorologica del Passo della Croce Arcana, in Provincia di Pistoia, nel comune di Cutigliano, venerdì 16 Dicembre ha toccato un valore massimo di ben 191 km/h. Un dato notevolissimo, ben evidenziato dall’apposito grafico della stazione, degno delle Highlands scozzesi.

I venti molto forti, da SO o O-SO, sono stati pilotati verso la penisola italiana e i mari limitrofi dal passaggio di un profondo ciclone extratropicale atlantico, con un minimo al suolo che è sceso al di sotto dei 965 hpa, che dal nord della Francia si è rapidamente spostato verso il Belgio e la Germania, transitando con l’annesso sistema frontale poco a nord dell’arco alpino. Il vortice depressionario era talmente profondo da creare un sensibile infittimento di isobare fra Francia, Italia e MittelEuropa. Il notevole “gradiente barico” (differenza di pressione) che si è determinato è stato ulteriormente esaltato dalle Alpi e dalla presenza a sud, sulle coste nord-africane, di un solido promontorio anticiclonico sub-tropicale, con massimi di 1028-1030 hpa. Spostandosi verso il cuore della Germania il profondo ciclone extratropicale, responsabile della tempesta di vento che la notte precedente ha flagellato le coste atlantiche francesi e il golfo di Biscaglia, con raffiche ad oltre 120 km/h, ha spinto i furiosi venti dai quadranti occidentali verso il nord della Spagna, l’est della Francia, la Svizzera e il sud della Germania, spazzando con forza tutta la regione alpina, dove si sono registrate raffiche di vento fino a 170-180 km/h sulle Alpi Svizzere e Bavaresi. Una parte dei forti venti da Ovest ha attraversato la Spagna per riversarsi sul bacino centro-occidentale del mar Mediterraneo, tramite forti raffiche di caduta, fino a 80-90 km/h, lungo le coste orientali spagnole, tra la Catalogna e il golfo di Valencia. A Valencia si sono toccati i 93 km/h. Gettandosi di colpo sul Mediterraneo centro-occidentale, fra Baleari e Sardegna, i forti venti da Ovest, seguendo l’andamento delle isobare (ondulazione ciclonica), hanno cominciato a piegarsi più verso nord-est, risalendo a gran velocità in direzione della Corsica, della Sardegna, delle coste liguri e di tutto il bacino tirrenico, assumendo una prevalente componente da sud-ovest tra mar Ligure, medio-alto Tirreno e mar di Sardegna. Già dalla mattinata fra le Baleari, il mar di Corsica e il mar Ligure, dato il notevole gradiente fra basso Mediterraneo e Alpi, si sono attivate forti burrasche da sud-ovest che hanno cominciato a sferzare, con forza, le coste liguri, dall’imperese al savonese, genovese e spezzino, e le coste della Corsica e la Sardegna, con venti medi sostenuti fino a 60-70 km/h e raffiche capaci di raggiungere i 90-100 km/h, con picchi di oltre i 120-130 km/h tra le coste settentrionale corse e le aree più esposte della costa ligure, come Capo Mele, dove si sono lambiti i 129 km/h da O-SO.

Il grafico della stazione del Passo della Croce Arcana, sull'Appennino Tosco/Emiliano, mostra la raffica di picco di ben 191 km/h raggiunta venerdi 16

Raffiche molto forti e turbolenti, oltre i 100 km/h, non sono mancate pure sulla Sardegna, in particolare lungo le coste orientali, tra Olbia, il golfo di Orosei, Capo Bellavista e dentro le Bocche di Bonifacio, dove si sono toccati i 120 km/h. Tra la mattinata e il primo pomeriggio di venerdi 16 Dicembre i furibondi venti di Libeccio si sono rapidamente estesi dalla Corsica all’isola d’Elba e alle coste toscane, con sferzanti venti da SO che spazzato il massese, il pistoiese, il senese, il livornese, il pisano, fiorentino e grossetano, creando molti danni e disagi, per raffiche ad oltre i 100-120 km/h. Nel livornese un uomo di 78 anni, a causa del forte Libeccio, è morto cadendo dal tetto della sua abitazione mentre tentava di ripararlo dopo i danni cagionati dal forte vento notturno. Sempre in Toscana, fra livornese, pistoiese, massese, pisano e senese, il vento è stato cosi forte ed impetuoso da riuscire a danneggiare la rete elettrica per diversi chilometri, a causa della caduta di numerosi alberi. Raffiche molto forti sono risalite fin verso Firenze e l’Aretino. Ad Arezzo si sono toccati i 98 km/h da O-SO. Nel corso del pomeriggio gli impetuosi venti sud-occidentali si sono fiondati velocemente su tutto il medio-basso Tirreno per investire in pieno le coste di Lazio e Campania, sino al Cilento e al golfo di Policastro, con intense burrasche che hanno sferzato per ore tutto il litorale tirrenico, dall’Argentario fino al golfo di Napoli, le coste salernitane e all’alto cosentino tirrenico. Anche qui i picchi massimi si sono raggiunti sulle prime alture e sui rilievi appenninici, dove si sono sfondati ampiamente i 120-130 km/h. I forti venti da O-SO hanno poi cominciato a piegare più da Ovest tra la tarda serata e la nottata successiva, spirando sempre con grande intensità su tutto il bacino tirrenico, dalle coste toscane alla Calabria tirrenica, mentre tra il mar di Corsica e il mar di Sardegna si affacciavano le prime bufere di Maestrale in uscita dalla Valle del Rodano e dalla porta di Carcassone.

Violente raffiche di “Garbino” hanno flagellato le vallate di Marche, Abruzzo, Molise e Basilicata; a Frontone lambiti i 146 km/h

La furiosa libecciata, richiamata sull’Italia dalla profonda area ciclonica, scesa sotto i 965 hpa, in transito sulla MittelEuropa, ha scavalcato molto velocemente le creste della dorsale appenninica scivolando sotto furiose raffiche di “Garbino” lungo le coste adriatiche, tra Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata e nord Puglia, con picchi capaci di superare la soglia dei 120-130 km/h lungo l’uscita delle principali vallate appenniniche. L’effetto del vento di caduta dai crinali dell’Appennino Marchigiano, Abruzzese, Molisano e Lucano ha fatto acquistare ulteriore velocità alla massa d’aria che ha raggiunto le sottostanti vallate e le coste adriatiche tramite impetuose e turbolenti folate che, a tratti, sono risultate anche violente, in grado di arrecare danni ad edifici, infrastrutture e alla cartellonistica stradale. Molti centri e città di Abruzzo, Marche e Molise, ben esposte, sotto l’aspetto orografico, all’irrompere delle potenti raffiche di caduta del “Garbino”, hanno ricevuto parecchi danni. In città come Urbino, Chieti, Campobasso, il “Garbino” ha cagionato ingenti danni, per la caduta di cornicioni, impalcature e alberi di alto fusto che sono finiti sopra palazzi o macchine posteggiate. Le raffiche più forti si sono toccate tra l’Appennino Marchigiano e quello Abruzzese, dove in quota, si sono superati i 160-170 km/h. Ancora una volta Frontone, grazioso paese collinare della provincia di Pesaro e Urbino, si conferma uno dei luoghi più ventosi d’Italia durante le giornate di forte “Garbino”. La massima raffica della locale stazione stavolta ha toccato i 79 nodi da 210°. Circa 146 km/h da Sud. Il dato di Frontone mette ancora in evidenza la particolare esposizione del piccolo comune marchigiano alle sfuriate del “Garbino” (il “Foehn” appenninico) che scende a gran velocità dai declivi dell’Appennino. Difatti Frontone si trova ai piedi del massiccio montuoso del Catria che raggiunge la massima altezza, parliamo di 1701 metri, con il monte Catria. Quando si attivano gli impetuosi venti di caduta la corrente d’aria, in discesa dai crinali e dalle creste più alte dell’Appennino, tende a rafforzarsi sensibilmente, arrivando sul sottostante fondovalle, con fortissime e turbolenti raffiche da Sud che con grande facilità possono oltrepassare i 100 km/h. Notevoli pure i 128 km/h di Campobasso, mentre spostandoci in Basilicata non vanno sottovalutati i 122 km/h di Latronico. A Pescara le forti raffiche di caduta da SO hanno fatto registrare un picco di appena 93 km/h, mentre raffiche fra gli 80 km/h e i 100 km/h si sono registrate in svariate località della costa abruzzese, molisana e nel foggiano, direttamente investite dalle potenti raffiche di caduta dall’Appennino Meridionale. Il forte vento di Garbino ha infuriato fino alla nottata e alla prima mattinata di sabato 17, prima di cedere il posto alle sostenute e più fredde correnti da O-NO e NO che hanno accompagnato l’ingresso dei primi refoli freddi (artico marittimi) da nord-ovest.

Le grosse mareggiate che hanno colpito le coste tirreniche durante l'intensa libecciata

Potenti mareggiate, con onde alte più di 6.0-7.0 metri, hanno flagellato le coste della Riviera di Levante, Lazio e Campania; ingenti i danni nei tratti esposti al fenomeno dell’erosione costiera

Gli impetuosi venti da sud-ovest e O-SO, messi in moto dalla forte libecciata, hanno premuto verso le coste liguri e tirreniche un consistente moto ondoso, con la formazione e lo sviluppo di grandi ondate, molto insidiose per la navigazione marittima, che hanno raggiunto pure i 5.0-6.0 metri. Come previsto la notevole estensione del “Fetch” (lo spazio di mare aperto su cui spira il vento), che dal basso Mediterraneo e dalle Baleari si protendeva sino alle coste del levante ligure e ai litorali di Lazio e Campania, ha favorito la formazione di grandi treni d’onda, che soprattutto sul mar Ligure e sul medio-basso Tirreno, hanno raggiunto delle altezze considerevoli, con picchi anche superiori ai 6.0-7.0 metri, data l’ampio “Fetch” e l’intensità delle burrasche in alto mare. Il clou delle mareggiate si è raggiunto in serata lungo le coste del genovese e della Riviera di Levante, fra lo spezzino, le Cinque Terre e la Versilia, dove si sono attivate imponenti onde lunghe, alte fino a 6.0-7.0 metri, che hanno provocato danni e disagi sui centri abitati limitrofi al mare, specie nelle Cinque Terre. Spostandoci sul Tirreno i “Run Up” maggiori, come previsto, si sono avuti davanti le coste del Lazio, Campania e alta Calabria tirrenica, dove tra la nottata e la mattinata di sabato 17 Dicembre, durante l’arrivo dal golfo del Leone delle forti burrasche da O-NO, si sono superati, anche abbondantemente, i 5.0-6.0 metri di altezza, con picchi occasionalmente più alti in mare aperto. Le ondate nel corso della nottata hanno poi flagellato le coste del Lazio e della Campania, abbattendosi con grande impeto lungo i litorali esposti alle onde da O-SO, da Civitavecchia fino alle coste del cosentino tirrenico. Molti i danni cagionati dalla furia dei marosi agli stabilimenti balneari e lungomari. Sempre sul medio-basso Tirreno, con la rotazione delle forti correnti più da Ovest, si è creato un moto ondoso incrociato, molto pericoloso per la navigazione marittima, fra le vecchie e grandi onde lunghe di scaduta da SO e quelle nuove prodotte dall’ingresso dei forti venti di Ponente e Maestrale dalle Bocche di Bonifacio e dalla Sardegna. Anche il mar di Corsica e il mar di Sardegna si sono presentati da molto agitati a grossi in mare aperto, tanto che la boa di Alghero ha registrato onde medie alte più di 7.0 metri. Valore che a prima vista può sembrare notevole, ma che in realtà non lo è per una località come Alghero che rimane ben esposta alle grandi onde portate dalle burrasche di Libeccio, Ponente e Maestrale. Il grosso moto ondoso è andato gradualmente ad indebolirsi solo nella mattinata di domenica 18 Dicembre, con residue onde lunghe di scaduta, da Ovest, sui 2.0-3.0 metri lungo tutto il medio-basso Tirreno e sui mari ad ovest della Sardegna.

Le forti mareggiate lungo le coste liguri e tirreniche