Durban: l’inquinatissima città in cui si parla di clima

Mentre a Durban si discutono le msure da adottare per arginare i cambiamenti climatici e mettere un freno alle emissioni di Co2, nella citta’ sudafricana si moltiplicano i casi di asma e di cancro a causa dell’inquinamento. A lanciare l’allarme e’ l’Alliance globale pour les droits che proprio durante il Cop17 ha organizzato per le Ong presenti a Durban un ‘toxic tour’ alla scoperta della parte meridionale della citta’, dove si trova l’impianto petrolchimico Engen Petroleum, societa’ all’80% del gigante petrolifero malese Petronas. La Engen Petroleum emette piu’ di 830mila tonnellate di Co2 per anno e per il quindicesimo anniversario della sua attivita’ su Durban ha piantato, come compensazione, 700 alberi nelle scuole del quartiere Bluff, a sud della citta’, dove vivono circa 85mila persone e che e’ separato dalla raffineria da una semplice strada. Al di qua della raffineria anche l’industria cartiera di Mondi. Desmond D’Sa coordinatore dell’Alliance du sud-Durban pour l’environnement, spiega che le persone che abitano nella zona soffrono di diverse malattie imputabili all’inquinamento ambientale: dall’asma al cancro. Alla gita hanno partecipato 120 persone, sul blog di una di queste, Ashley Dawson, si puo’ leggere il resoconto della gita e, soprattutto, ammirare il panorama fotografato. Nei panni di guida turistica, Des D’sa ha spiegato ai partecipanti che l’80% del greggio del Paese viene da Durban. L’area della raffineria e’ stata industrializzata negli anni Trenta, estromettendo comunita’ rurali e contadini.

Il fiume che scorre attraverso quei terreni e’ stato trasformato in un canale di raccolta per tutte le emissioni tossiche prodotte dalle industrie locali, compresa una sterminata discarica. Chi vive qui ci e’ arrivato a causa del trasferimento forzato subito durante il periodo dell’apartheid e adesso vogliono spostarli di nuovo per costruire un nuovo porto collegato con quello gia’ esistente a Durban. La raffineria Engen, spiega Desmond D’Sa, produce 155.000 barili di petrolio al giorno, ma non ha subito ammodernamenti da quando e’ stata costruita nel 1953. E per far capire meglio la situazione, la guida ha condotto i toxic-turisti a visitare una delle cisterne della raffineria che ha preso fuoco nel 2007, bruciando 30.000 tonnellate di benzina. Ancora oggi – e nonostante la raffineria si circondata da abitazioni – non esiste un piano d’evacuazione dell’area in caso di emergenza. Stando a quanto riporta Ashley Dawson sul suo blog, quando i membri delle Ong hanno chiesto a Desmond D’Sa come sostenere la battaglia dell’Alliance du sud-Durban, la risposta e’ stata: “Quando ve ne sarete andati, probabilmente ci arresteranno tutti. Quindi e’ importante che continuiate a sostenerci anche quando tornerete a casa”.