
Durante la giornata di lunedi 5 Dicembre 2011 l’intera penisola, come previsto, è stata spazzata da furiosi venti di Libeccio che hanno flagellato con piogge, rovesci e mareggiate un pò tutte le coste tirreniche, dalla Riviera di Levante fino ai litorali di Campania e alta Calabria tirrenica (cosentino), sino alla zona di Cetraro. La fase libecciale è stata agevolata da uno squilibrio barico che si è venuto a realizzare fra l’Europa centrale, dove la pressione è scesa sotto i 1004-1002 hpa, e le coste nord-africane, inglobate da un promontorio anticiclonico sub-tropicale, con massimi barici al suolo sulla Cirenaica. Il tutto è avvenuto sotto l’attenta regiaun profondissimo vortice depressionario principale che ha posizionato il proprio minimo barico, poco sotto i 960 hpa, davanti le coste centrali norvegesi. In alcune aree, molto ben esposte, i forti venti di Libeccio hanno assunto carattere di burrasca di forte intensità, con raffiche capaci di toccare la soglia dei 90-100 km/h. Anche stavolta le folate più violente hanno riguardato le vallate appenniniche che degradano verso l’Adriatico, dove il cosiddetto “effetto di caduta” ha favorito una ulteriore accelerazione delle masse d’aria costrette a valicare l’ostacolo orografico per versarsi sulle coste adriatiche. A Frontone, grazioso paese collinare della provincia di Pesaro e Urbino, al confine con quelle di Ancona e Perugia, la locale stazione meteorologica, gestita dall’Aeuronautica Militare, nella giornata di lunedi 5 Dicembre avrebbe registrato una raffica di picco di ben 78 nodi da 190°. Si tratta di circa 144.4 km/h da Sud. Il dato di Frontone, davvero notevole, mette in evidenza la particolare esposizione del piccolo comune marchigiano alle sfuriate del Garbino (il “Foehn” appenninico) che scende a gran velocità dai declivi dell’Appennino. Difatti Frontone si trova ai piedi del massiccio montuoso del Catria che raggiunge la massima altezza, parliamo di 1701 metri, con il monte Catria. Quando si attivano gli impetuosi venti di caduta la corrente d’aria, in discesa dai crinali e dalle creste più alte dell’Appennino, tende a raffozzarsi sensibilmente, arrivando sul sottostante fondovalle, con fortissime e turbolenti raffiche da Sud che con grande facilità possono oltrepassare i 100 km/h. Lungo i crinali dell’Appennino Marchigiano è andata anche peggio, tanto che localmente si sono lambiti i 150 km/h. Una vera e propria bufera di vento si è abbattuta pure lungo i rilievi abruzzessi e molisani. A Campobasso è stata registrata una max raffica di oltre i 70 nodi da 220°, circa 129.6 km/h da SO. Molto importanti anche i 61 nodi da 210° segnati dalla stazione meteorologica di Latronico, in Basilicata, dove la particolare orografia funge un pò come un “risucchio” ai forti venti da O-SO che arrivano dal basso Tirreno.