Il problema dell’Italia e’ legato essenzialmente al reticolo fluviale minore e all’accentuarsi dell’intensita’ degli eventi meteorologici estremi legati ai cambiamenti climatici. Il capo della Protezione civile Franco Gabrielli ha le idee chiare e, parlando nel corso della conferenza di presentazione del rapporto ‘Ecosistema rischio 2011′ di Legambiente (a cui il Dipartimento ha collaborato), rileva quello che ritiene il ”deficit maggiore del nostro Paese”, cioe’ la diffusione di ”una cultura di Protezione civile” e ”dell’informazione e sensibilizzazione della gente”. Infatti, afferma Gabrielli, ”contiamo molti meno morti di quanto le condizioni del Paese imporrebbero” a causa della ”fragilita”’ del suolo. Dovremmo – spiega – mettere ”una moratoria a tutto quello che ancora puo’ intervenire per causare problemi”, a cominciare dall’abusivismo. C’e’ ”un’enorme distanza tra quello che siamo e quello che dovremmo essere”. Una prevenzione strutturale, ricorda Gabrielli, costerebbe secondo i calcoli del ministero dell’Ambiente circa 41 miliardi ”soltanto per intervenire la’ dove il dissesto attanaglia il Paese”. Oggi – riflette – ”abbiamo l’imperativo categorico di salvare vite umane. I 30 morti delle ultime alluvioni non ce li possiamo piu’ permettere”.
