Le previsioni stagionali che indicavano una netta intensificazione del fenomeno della “Nina” sopra le acque del Pacifico equatoriale orientale si sono puntualmente realizzate. In queste ultime settimane le anomalie termiche negative delle acque superficiali del Pacifico equatoriale orientale, nel tratto davanti le coste sud-americane del Peru e dell’Ecuador, sono divenute sempre più marcate, con scarti che vanno anche ben oltre le ultime previsioni elaborate da alcuni dei più importanti modelli di calcolo internazionale. Le prime conseguenze di questo progressivo raffreddamento delle acque superficiali dell’oceano Pacifico orientale si stanno già riscontrando, in modo alquanto pesante, lungo buona parte della fascia pacifica sud-americana. Dal nord del Cile, passando per il Peru e l’Ecuardor, come in ogni anno di “Nina”, è scoppiata la siccità, con una drastica cessazione di ogni tipo di fenomeno precipitativo. Il clima si presenta secco con temperature piuttoste fresche, specie sulle coste, per la latitudini. Il notevole raffreddamento delle acque superficiali del Pacifico orientale, nel tratto antistante le coste peruviane e ecuadoregne, inibisce l’attività convettiva, favorendo al contempo la formazione di una permanente “inversione termica” negli strati più bassi della troposfera, a contatto con la fredda superficie oceanica. In pratica le masse d’aria stazionanti negli strati più bassi, sopra le fredde acque oceanica, si raffreddano ulteriormente, divenendo più fredde della colonna d’aria sovrastante. Questa particolare condizione di “inversione termica” rende l’atmosfera molto stabile, impendendo l’insorgenza dei moti convettivi con il conseguente sviluppo della nuvolosità cumuliforme necessaria per produrre le precipitazioni nell’area tropicale. Lo strato di inversione ostacola la formazione di qualsiasi tipo di addensamento cumuliforme, garantendo una certa stabilità e clima secco, con prevalenza di cieli sereni o poco nuvolosi. Per questo motivo lungo le coste peruviane e su quelle ecuadoregne non si registrano piogge da diverso tempo, mentre il clima si presenta secco, fresco e assolato.
Una diminuzione di piovosità si sta riscontrando pure sulle coste della Colombia meridionale, fino a Tumaco, dove l’azione ella “Nina” sta agevolando una maggiore penetrazione della fredda corrente marina di Humboldt ben oltre la linea dell’equatore. Clima molto secco e fresco, per essere sotto l’equatore, anche nel fantastico arcipelago delle Galapagos, molto vulnerabile ai cambiamenti di Enso. Il sensibile raffreddamento del Pacifico orientale e la decisa risalita della fredda corrente di Humboldt sta avendo ripercussioni di non poco conto in tutte le isole dove non si vede una goccia d’acqua da parecchie settimane, per non dire mesi. Si tratta di un nuovo ciclo di Enso. Basti pensare, per fare un esempio, che nel “Nino” del lontano 1983 le Galapagos avevano visto caldo umido soffocante e diluvi giornalieri quasi quotidiani per circa 7-8 mesi, mentre nella “Nina” seguente del 1985 non cadde nemmeno una goccia di pioggia in un anno intero. Davvero sbalorditivo se pensiamo che le Galapagos sono un arcipelago posizionato a ridosso della linea dell’equatore geografico. Attualmente, con l’avvento della “Nina”, in ulteriore rinforzo sul Pacifico centro-orientale, le precipitazioni e i temporali legati all’attività dell’ITCZ si stanno concentrando lungo la fascia caraibica venezuelana, dove resistono delle anomalie termiche positive delle acque superficiali del mare. Fra qualche settimana l’instabilità con gli annessi temporali e i forti acquazzoni si sposterà verso est, interessando più da vicino il nord del Brasile, l’area del bacino amazzonico e la Guyana francese, dove si attendono precipitazioni anche abbondanti. Si tratta solo delle prime ripercussioni di questa “Nina” che nei mesi a venire coinvolgerà più da vicino buona parte del pianeta, con risentimenti pure in Africa ed Europa.
